Teti, delizioso borgo di montagna arrampicato a 700 metri d’altezza nelle falde nord-occidentali del Gennargentu, balzò al centro delle cronache a metà XIX secolo per la scoperta del villaggio-santuario di Abini, un luogo di culto ‘federale’, meta di pellegrinaggio dei popoli nuragici, di cui si conservano parte dell’abitato e pozzo sacro. Qua furono ritrovati numerosi bronzetti votivi, oggi esposti al museo Archeologico nazionale di Cagliari. Mentre negli scavi della tomba di Giganti di Atzadalai, insieme a reperti del Neolitico medio e finale, tra cui ‘primitivi’ menhir antropomorfi, fu rinvenuta la ‘Venere dormiente’, l’opera d’arte sarda più antica (4000 a.C.). Il paesino del Mandrolisai ha altri monumenti di valore dell’età del Bronzo: i nuraghi Alinedu e Turria, gli insediamenti su Carratzu e su Ballu e soprattutto il complesso di s’Urbale (con villaggio, nuraghe e tomba di Giganti): 50 capanne circolari con pavimenti di pietra e focolare al centro raccontano di attività e vita quotidiana, anche aspetti inconsueti, attorno al X secolo a.C. Una capanna (con strumenti e vasi) è stata ricostruita nel museo archeologico comprensoriale, che custodisce i ritrovamenti dei siti tetiesi (statuetta della ‘Venere’ compresa) e quelli dei paesi vicini. L’esposizione si trova al centro del paese vicino alla parrocchiale di santa Maria della Neve, patrona celebrata a inizio agosto. Dell’impianto seicentesco conserva gli arredi, mentre la facciata è rinascimentale. In un parco vicino al paese sorge la chiesa più antica, in origine gotico-aragonese, San Sebastiano, contornata da cumbessias, che ospitano i pellegrini a fine agosto per la festa del santo. Non solo archeologia e chiese, anche mostre etnografiche, a casa Satta e casa Mereu. Nella prima sono ricostruiti gli ambienti tradizionali di inizio XX secolo, nella seconda gli arredi di una dimora signorile. Le visiterai durante Autunno in Barbagia, occasione per assaporare le pietanze locali: pane fresa, cotto al forno a legna, sas cocois, carni e salumi, formaggio casizolu e il dolce tipico, su bastone. Le case del borgo, di tradizione agropastorale e popolato da 800 abitanti, si inerpicano sulle pendici granitiche di punta sa Marghine. Attorno il quadro è incantevole, meta di passeggiate nel verde: vette aspre, sorvolate da aquile reali e altri rapaci, sono intervallate da dolci colline e vallate ricoperte da lecci e sughere secolari, castagni, ciliegi e impenetrabile macchia mediterranea, habitat di cervi, daini, mufloni e volpi. I boschi sono attraversati da decine di sorgenti, alcune sgorgano vicino al paese: l’acqua è essenza dell’inestimabile patrimonio ambientale di Teti. Nelle vicinanze i fiumi Tirso, Taloro e Tino formano il lago Cucchinadorza, centro di produzione di energia elettrica.