Si distende nel Mandrolisai ai piedi del monte Mungianeddu, che lo protegge. Tonara è un borgo a sud-ovest del parco del Gennargentu, tra i più ‘alti’ dell’Isola (tra 800 e 900 metri), che deriva il nome da toni e toneri, rupi calcaree su cui poggia. Nasce dalla fusione degli antichi rioni di Arasulè, Teliseri e Toneri, caratterizzati da viuzze su cui si affacciano i balconi in legno di case costruite in pietra. Ai tre rioni si è aggiunto il quartiere su Pranu: oggi il centro è popolato da duemila abitanti. Tra le abitazioni padronali assolutamente da visitare l’imponente Casa Porru, in passato un carcere, oggi museo etnografico e degli antichi mestieri.

Tonara è anche uno dei paesi più ‘verdi’ della Sardegna. Attorno una lussureggiante distesa boschiva con castagni millenari, noccioli e noci: per esplorarla fino alle cime più alte, dal paese partono itinerari per escursioni a piedi, in mountain bike e a cavallo. Anche il sottobosco è rinomato per pregiati funghi come ovolo e porcino nero. Dalle foreste si ricavano i frutti per produzione artigianale e commercio del torrone, che ha reso celebre il paese. Vi è legato anche l’evento più atteso: la sagra del torrone, nata nel 1979. Si svolge ogni anno il giorno di Pasquetta, con contorno di spettacoli folk. Affiancato alla festa, c’è il Campanaccio d’oro, una sfida tra gli artigiani tonaresi nella creazione di campanacci per il bestiame (sonaggias e pittiolos). A proposito di tradizioni manifatturiere, ecco i famosi tappeti e arazzi e la lavorazione del legno, in particolare il castagno, simbolo locale. Tra i personaggi di spicco, il poeta Peppino Mereu (1872-1901), cui è dedicato un premio letterario, assegnato a fine luglio.

Nel suo territorio sono conservate testimonianze prenuragiche: la grotta funeraria di Pitzu e’ Toni e la domus de Janas di Is Forreddos (3200-3000 a.C.), formata da tre ambienti comunicanti tra loro. Al periodo successivo risalgono vari insediamenti nuragici, tra cui i resti de su Nuratze. Gli edifici di culto più antichi sono la cinquecentesca chiesa di sant’Antonio, con pregevoli dipinti murari, e quella di santa Maria (1607) nel rione di Arasulè. In realtà, la chiesa di santa Anastasia, edificata tra fine XIII e inizio XIV secolo era più vecchia: i suoi materiali sono stati utili a riedificare nel XIX secolo l’attuale parrocchiale di san Gabriele. Il patrono si festeggia il 3 agosto: la celebrazione è accompagnata dalla sfilata dei costumi tradizionali, che rappresentano il fiore all’occhiello del borgo. Quelli femminili sono finemente lavorati con tessuti preziosi e colori brillanti e riccamente decorati, quelli maschili in lino bianco e orbace scuro con la berritta longa, caratteristico copricapo.