Secondo leggenda, Ollolai sarebbe stata residenza di Ospitone, dux dei barbaricini, così riconosciuto in una lettera ufficiale (594 d.C.) da papa Gregorio magno che gli chiedeva aiuto per incoraggiare il suo popolo alla conversione. All’indole ribelle degli antenati ollolaesi si riferirebbe il toponimo, derivante forse dall’attico alalè, grido di guerra delle tribù della zona prima della battaglia. Il potere proseguì in età giudicale: il centro fu sede di curatoria. Oggi, popolato da mille e 500 abitanti, dà nome al territorio storico di cui è centro principale, la Barbagia di Ollolai. L’asfodelo, che colora le campagne vicine, è materia prima per l’arte d’intreccio. Ammirerai i cestini realizzati dalle abili mani delle donne ollolaesi nella mostra de s’iscrarionzu. E le osserverai all’opera nelle feste paesane e, a novembre, in occasione della tappa di Autunno in Barbagia. Insieme potrai assistere agli incontri di un’arcaica lotta, s’istrumpa, forse di origine nuragica. Poi farai visita alle case in granito con portali in pietra scura, disposte intorno alla parrocchiale di san Michele arcangelo, un tempo gotico-aragonese, poi più volte rimaneggiata. Custodisce alcuni dipinti di Carmelo Floris, che ritrasse le donne ollolaesi negli splendidi abiti tradizionali. Il patrono è celebrato due volte: a inizio maggio e a fine settembre. A metà gennaio, durante i fuochi di sant’Antonio abate, sono offerti vino e il dolce tipico, su pistiddu. La festa di san Bartolomeo, a fine agosto, è la più sentita. A luglio il palio degli asinelli vede sfidarsi i cinque rioni storici del paese.

L’abitato, immerso nel verde di macchia mediterranea, querce, tassi e lecci secolari e irrorato da una miriade di sorgenti, si inerpica a quasi mille metri d’altitudine sulle pendici del monte Santu Basili. In cima sorge la chiesa di san Basilio magno, costruita in età bizantina e rifatta nel XX secolo. I conci di trachite dell’impianto originale furono riusati per le cumbessias, alloggi per pellegrini che circondano l’edificio. Il santo è festeggiato il primo settembre, capodanno del calendario bizantino. Attorno vedrai i resti di un antico convento di francescani, abbandonato a fine XV secolo in seguito alla faida tra le casate dei Ladu e degli Arbau. Nel parco archeologico di Santu Basili risiedono le radici di Ollolai. Le prime tracce umane sono del Neolitico medio (4000 a.C.), in tombe scavate nei tafoni e ripari sotto roccia, come sa Conca frabica, usata fino all’età del Ferro. Vicino alla chiesa sorgono i resti di un villaggio nuragico. Il territorio è punteggiato da altri nuraghi e dall’insediamento di su Triqinzu, raggiungibile dalla spettacolare strada per il lago Cucchinadorza. Attorno spiccano altre vette granitiche che superano i 1100 metri, tra cui su Nodu de s’Aschisorgiu (rocce del tesoro), la ‘finestra della Sardegna’: da qui, col cielo terso, lo sguardo arriva sino al mare, a est e a ovest dell’Isola.