Si distende in una verde vallata ai piedi del parco del monte Arci, sovrastato da una piccola giara Tanca Manna, su cui si erge un affascinante nuraghe, e circondato da un fitto bosco di lecci, roverelle, querce da sughero e macchia mediterranea. Siris è un paesino di 220 abitanti dell’Oristanese, Comune autonomo dal 1961, dopo essere stato accorpato nel 1927 a Masullas e Pompu. Il suo nome potrebbe derivare dal greco xiris, ‘iride’, fiore diffuso nel suo territorio. La sua economia è basata su attività agricola allevamento: da eccellenti pascoli derivano saporiti formaggi, che potrai degustare nella sagra dei latticini in primavera. I sapori dell’autunno li scoprirai nella sagra delle mele cotogne, tipiche del territorio, a novembre: protagonisti i frutti autunnali e prelibatezze locali.

Il centro storico si articola in viuzze strette e tortuose, su cui si affacciano tradizionali case campidanesi con portali in pietra. In centro ammirerai la parrocchiale di san Sebastiano, in periferia la chiesa di san Vincenzo, riconsacrata nel 2000 dopo un lungo abbandono e un accurato restauro. Intorno vedrai ruderi di epoca romana. I due santi sono celebrati a gennaio a pochi giorni di distanza. San Vincenzo è festeggiato anche a inizio settembre nella piazza a lui dedicata, dove si erge un olivo secolare. La statua del santo, il primo novembre, in occasione de s’Inserru viene riportata dalla sua chiesa alla parrocchiale.

Potrai avventurarti nelle rigogliose colline circostanti e visitare il monte Arci, che rientra in parte nel territorio di Siris. I rilievi, costituiti da rocce trachitiche, presentano pareti a picco e cavità. La grotta più interessante è accanto all’incantevole sorgente di Riu Bingias. Oltre a bellezze naturali, conoscerai la storia di una zona abitata sin dal Neolitico, come testimoniano alcune domus de Janas, e densamente popolata nell’età del Bronzo. Lo confermano i nuraghi Pranu forru, su Sensu e Porcilis, che ha restituito, oltre all’ossidiana, ‘oro nero’ preistorico del monte Arci, anche tombe, ceramiche e monete romane, così come le località di Pradu fenu, Funtana sassa e Santu Lussurgiu. Il monumento archeologico più famoso è il nuraghe de Inus, noto anche Pranu Nuracci e posto sul margine sud-orientale della giara: da un’altezza di 440 metri, sovrasta l’abitato, distante tre chilometri. La posizione dominante sulla vallata sottolinea la funzione di controllo. L’area archeologica comprende i ruderi di un nuraghe complesso in basalto, con torre centrale e attorno tre torri raccordate da cortine, e i resti di un villaggio, sede di insediamento già in età prenuragica.