Viuzze e case in pietra arenaria a vista, proveniente delle vicine cave, si ‘addossano’ sul pendio di una collina, in mezzo alle vallate dell’alta Marmilla. Masullas è un paesino di circa mille abitanti, che fa parte dei borghi autentici d’Italia e occupa una suggestiva porzione del parco del monte Arci, che comprende il bosco di Tarxi , la parete rocciosa su Columbariu e il parco dell’ossidiana di Conca ‘e Cannas, il maggior giacimento sardo di ‘oro nero’ preistorico, dal VI millennio a.C. attrazione per tutti i popoli del Mediterraneo che giungevano nell’Isola ad approvvigionarsene. Il giacimento è nascosto nelle viscere del vulcano spento, ricoperto da lecci, roverelle e macchia mediterranea. L’Arci è ideale per escursioni: ammirerai sa Perda Sperrada, blocco lapideo con spaccatura perfetta, e il sito prenuragico dei menhir di sa Pedra isposa. Troverai anche i resti di dodici nuraghi, tra cui nuraghe su Para.

Il rio Mannu ha da sempre favorito a Masullas l’attività agricola. Nato in epoca romana - come confermano le necropoli di Mitza Salida e di sa Roia de sa lua - il centro era passaggio verso l’interno: i viandanti sostavano nei masones (rifugi). Altre ipotesi fanno derivare il nome da masiullas (piccole case) o mansio (fattoria). Di certo il paese nacque dalla fusione di due villaggi sviluppatisi attorno alle chiesette medioevali tardo-romaniche di santa Lucia (celebrata a metà dicembre) e san Leonardo (festeggiato a metà novembre), la più antica, eretta nel XIII secolo su un impianto precedente. Con la costruzione della parrocchiale della Madonna delle Grazie, i due rioni si unirono. La chiesa fu rifatta a fine XVII secolo con copertura lignea e nuova facciata. Durante il restauro è stato portato alla luce un fonte battesimale paleocristiano (VI-VII d.C.). Conserva anche un retablo ligneo (1676). In onore della patrona, si svolge a inizio luglio la festa de sa Gloriosa, con processione di abiti tradizionali, cavalieri, traccas e melodie delle launeddas. Testimonianza dei monaci è il seicentesco convento di san Francesco, collegato a una chiesa che custodisce una collezione di statue lignee e sculture (XV-XIX secolo) di cappuccini e gesuiti. Oggi l’ex convento ospita il GeoMuseo, intitolato a Stefano Incani, mostra di stupendi minerali e di 1800 fossili, che racconta l’evoluzione geologica della Marmilla. Da non perdere il museo I Cavalieri delle colline, storia dell’aristocrazia feudale attraverso opere d’arte, armi, costumi, documenti e libri antichi. Per celebrare il frutto simbolo del borgo, a inizio novembre c’è la sagra del melograno, con degustazioni di marmellata, liquori e prelibatezze della cucina locale: paste (crogoristas e tallutzas), carni arrosto o in umido (con carciofi e patate), dolci alle mandorle (amarettus e gueffus). A maggio nella sagra del pollo ruspante, lo assaggerai preparato secondo tradizionale ricetta.