Si distende nella valle del riu Laccus, ricoperta da lecci, roverelle e sughere, in mezzo a fertili colline tra cui spicca il monte Futtu. Pompu è un paesino dell’alta Marmilla di meno di 300 abitanti, fino al 1970 frazione di Masullas, formato da case basse in pietra con portali e cortili. La predominante attività agricola, con coltivazioni di cereali, vigneti e oliveti, è affiancata dall’artigianato, specie arte della tessitura e produzione di pani (civrasciu, coccoi, lada, pani pintau) e dolci (amaretti, gueffus, pabassinos e pardulas). Il toponimo deriva dal latino pompa, ‘processione’: nell’Antichità era consueto il pellegrinaggio al santuario di santa Maria di Monserrato, precedente alla nascita di Pompu. Attorno, secondo leggenda, si instaurò una comunità di fedeli, custodi della chiesa e preparatori della pompa, che diede vita al primo nucleo abitativo. Da qui il nome pompesi e quello del paese. Tuttoggi le celebrazioni si svolgono a inizio settembre: il simulacro della Madonna è accompagnato dalla chiesetta al centro del paese, dove spicca la parrocchiale di san Sebastiano, che custodisce le statue settecentesche del patrono, celebrato il 20 gennaio con un grande falò, e di san Giorgio che combatte il drago a cavallo.

Abbondanza d’acqua, fertilità dei campi e vicinanza con l’attuale parco del monte Arci hanno agevolato l’occupazione del territorio dal Neolitico. Al confine con Morgongiori si trova il complesso di Prabanta (3500-1800 a.C.) con un imponente menhir di tre metri e mezzo, simbolo di fertilità, e due domus de Janas, adibite a riti funerari, rispettivamente detti su Furconi, sa Sala e su Forru de Luxia Arrabiosa. Al prenuragico fanno riferimento anche sette stazioni e tre officine per la lavorazione dell’ossidiana, l’‘oro nero’ preistorico, proveniente dai ricchi giacimenti del monte Arci, lavorata e commerciata in tutto il Mediterraneo. Dal massiccio derivano altri rari minerali quali agate, corniole e ametiste. Notevoli le testimonianze dell’età del Bronzo, il nuraghe su Sensu e, soprattutto, a un chilometro e mezzo dal paese, il nuraghe santu Miali, splendida struttura complessa costituita da torre centrale e bastione quadrilobato con cortile interno. Realizzato con massi squadrati di arenaria, si erge a dominio del territorio, circondato da un villaggio di capanne circolari, abitato sino all’alto Medioevo. I reperti riconducono ad antichi riti: ossa, monete e lucerne testimoniano l’uso del cortile per culti di età tardo-antica. Le lucerne, in particolare, riconducono a divinità, forse Cerere, di sardi romanizzati, quelle decorate con ‘croce e P’, suggeriscono la presenza di comunità cristiane, quelle con la Menorah si rifanno a riti giudaici. La tomba su Laccu de su Meli e resti di abitati testimoniano la dominazione romana.