Nel suggestivo scenario ‘vulcanico’ del parco del Monte Arci, in prossimità del 'picco' basaltico di sa Punta e’ santu Marcu, nel territorio di Morgongiori, si apre sa grutta ‘e is caombus (grotta dei colombi), una ‘frattura’ nella roccia - tecnicamente diaclasi - che si insinua nelle profondità della terra. La fenditura, lunga 150 metri e larga un metro e mezzo, è nota agli archeologi da metà XX secolo: i primi che ne varcarono l’ingresso e discesero il dirupo, arrivati al fondo della spaccatura, rimasero stupefatti: trovarono, perfettamente conservata, una scalinata in pietra basaltica, squadrata e larga un metro, composta da tre rampe, due visibili (di 24 e 22 gradini), la terza coperta da detriti, intervallate da due pianerottoli. La gradinata si insinua lungo la spaccatura, in “un sotterraneo ramificato in camminamenti stretti e tortuosi”, come lo definì il ‘padre’ dell’archeologia sarda Giovanni Lilliu. Alla base delle rampe si raccoglie l’acqua piovana. Tutti gli scalini sono costituiti da due blocchi di basalto squadrati ‘a misura’ e messi in opera inserendo tra essi un blocco a cuneo. In alcuni sono stati ricavati incavi circolari, interpretabili come coppelle con funzione lustrale, su altri spiccano rilievi mammillari, riferibili alla dea Madre, simili a quelli dei templi nuragici, a pozzo e a mégaron, e delle tombe di Giganti.

Atmosfera arcana, simbologia e struttura architettonica del tutto simili a quelle dei pozzi sacri, suggerirono senza esitazioni che si trattasse di un tempio ipogeico dedicato al culto delle acque, forse databile al Bronzo recente (XIV-XII a.C.). Fu denominato sa Scaba ‘e Cresia (la scala della chiesa). Di lì a breve subì saccheggi da parte dei tombaroli. Oggi è considerato uno dei più rilevanti monumenti nuragici dell’alta Marmilla, il più grande tempio a pozzo dell’Isola. Un sito misterioso e poco noto: attualmente l’ingresso è riservato a esperti speleologi attraverso passaggi naturali, perché il terreno accumulato in seguito a una frana occlude l’ingresso originario, dal quale si accedeva direttamente alla scala. A poche decine di metri dal varco, all’aperto, sorge una struttura circolare a tholos, oggi alta quasi tre metri (in origine coperta a falsa cupola), del diametro di oltre cinque metri, detta Funtana de su Prantu (fontana del pianto). Verosimilmente è parte del santuario, in stretta connessione con scala e pozzo, destinata ai sacerdoti addetti al culto, che vi celebravano riti sacri. Le pareti aggettanti del vano sono in grossi blocchi basaltici; lungo il perimetro corrono cinque nicchie, interpretabili quali stipetti, come nelle capanne assembleari di su Nuraxi a Barumini e del santuario di santa Vittoria a Serri. Sa Scaba ‘e Cresia si distingue forse per un collegamento con le divinità degli Inferi. Reperti e tracce di sacrifici testimoniano che fu un grande centro di culto. L’affluenza di pellegrini durò per oltre un millennio: fu riusato in epoca punico-romana come santuario in onore di Demetra, come dimostra il ritrovamento di lucerne, ceramiche, monete e oggetti in oro e osso. Probabile che attorno sorgesse un complesso nuragico legato al tempio.

Poco distanti, a 800 metri d’altitudine, si trovano le Trebine Longa e Lada, due condotti fossili vulcanici, e la pineta di is Benas, oasi tra sorgenti, cascate, grotte e pareti verticali, popolata da cavallini selvatici, donnole, martore, poiane e falchi. Al verde si alternano i colori scuri di basalto e ossidiana, ‘oro nero’ nella preistoria dell’Isola.  Da non perdere è la bellissima scultura rocciosa detta ‘Testa del guerriero’, modellata da vento e acqua. Del resto, il nome stesso di Morgongiori significa ‘luogo delle pietre’: è un piccolo borgo di case in trachite e basalto, celebre per la sua specialità gastronomica, le lorighittas, e per l’artigianato tessile. Ed è contornato da grandi pietre lavorate nella preistoria: in località Prabanta vedrai il menhir su Furconi e le domus de Janas sa Sala e su Forru, monumenti neolitici legati a Luxia Arrabiosa, fata-strega dei racconti popolari. Tra i complessi nuraghi disseminati nel suo territorio, di notevole importanza è su Trunku de is pillonis.