Un ancestrale viaggio nel tempo, uno spettacolare scenario ai confini tra Oristanese e Medio Campidano, un’aria di mistero sprigionata da cinquemila anni di storia stratificati in un solo luogo. Il parco archeologico di Cuccurada è arroccato sul ciglio meridionale del tavolato di sa Struvina, immerso nella natura mediterranea, a pochi passi da Mogoro, centro rinomato per manifattura tessile e produzione vitivinicola. Da lassù, dove accanto alle imponenti vestigia del passato vanno in scena spettacoli e mostre, dominerai un suggestivo panorama: dalla valle del rio Mogoro al mare della Costa Verde, attraverso Campidano e i monti Arci, Arcuentu e Linas. Il vasto complesso preistorico e protostorico è ben visibile dalla statale 131: svolterai al bivio per Mogoro (Km 62,5) e lo raggiungerai dopo appena due chilometri. Alla sua scoperta sarai accompagnato dalle guide del parco, la cui sede ospita centro informazioni e sala didattica ed espositiva.

La prima indagine sul sito fu del ‘padre’ dell’archeologia sarda, Giovanni Lilliu, a metà XX secolo. Poi è stato disseppellito da ben dodici campagne di scavo a partire dal 1994 e tuttora in corso, che hanno portato alla luce monumentali testimonianze di una frequentazione plurimillenaria: un muraglia megalitica, una struttura ciclopica a pianta ellittica (Cuccurada A), un nuraghe dalla struttura complessa e inconsueta (Cuccurada B) - così originale da distinguerlo da tutti gli altri - e i resti di capanne nuragiche che si sovrappongono a un più antico insediamento eneolitico (seconda metà del III millennio a.C.), riferibile alla cultura di Monte Claro. I caratteri dell’insediamento sono singolari soprattutto per questa sovrapposizione di varie culture: alcuni sporadici ritrovamenti sono ancora più antichi, attribuiti alla cultura di San Michele di Ozieri del Neolitico finale (3200-2800 a.C.) e attestanti contatti con il villaggio di Puisteris, sull’altra riva del rio Mogoro.

Il nuraghe è una ‘fortezza’ imperniata su un primitivo edificio ‘a corridoio’ (o protonuraghe) del Bronzo antico e medio (XX-XIV a.C.), che, mezzo millennio dopo, nel Bronzo recente (XIV-XIII a.C.), fu inglobato in un bastione a quattro torri perimetrali, raccordate da mura rettilinee. La più imponente è la torre D. Al loro interno è racchiuso un vasto cortile, dove si aprono gli accessi ai vani interni. Il nucleo protonuragico ha pianta reniforme, ingressi trasversali, una grande scalinata e due cellette ellittiche contrapposte, una con copertura a tholos (falsa cupola) intatta. Il bastione polilobato è rafforzato da un poderoso rifascio murario.

Gli scavi del cortile centrale hanno svelato un unicum nel mondo nuragico, ossia capanne erette all’interno delle mura, coeve di quelle sorte all’esterno, risalenti forse al Bronzo finale, ma costruite su strutture precedenti con conci caduti dagli spalti del nuraghe. Vicino al complesso, sull’estremo versante sud del pianoro, osserverai una struttura prenuragica a pianta ellittica, dotata di un angusto ingresso architravato. L’intero insediamento era ‘protetto’, inoltre, una poderosa muraglia megalitica, eretta a sud-ovest delle abitazioni, che risalirebbe a fine III millennio a.C. e di cui oggi restano circa otto metri, alti quasi tre.

I numerosi reperti rinvenuti negli scavi documentano una vita del complesso nuragico tra Bronzo medio e recente con sporadica frequentazione sino a inizio età del Ferro (VIII a.C.). Parte dei materiali è custodita nel museo archeologico di Cagliari, parte sarà ospitata nel seicentesco convento del Carmine di Mogoro, dove è in allestimento un museo archeologico: ammirerai ceramiche (scodelle, ciotole e tegami), reperti litici testimoni di attività agricole e caccia, fusaiole che attestano la filatura. Il reperto più particolare è un piccolo ‘bottone’ ornamentale in bronzo, raffigurante una dinamica scena di caccia.

Dopo la sua parziale distruzione, il sito è stato riusato in epoca storica, verosimilmente destinato a culti pagani, cristiani e giudaici, come testimonia un deposito di età tardo-romana, al cui interno sono stati rivenuti spilloni in osso, tantissimi crani di animali sacrificati, monete, lucerne cristiane e con simboli ebraici, nonché una stipe votiva del IV secolo d.C.