Nella splendida isola di Sant’Antioco, abitata sin dal III millennio a.C., come confermano le domus de Janas di Is Pruinis, i fenici, in pacifica convivenza con le popolazioni nuragiche, attorno al 770 a.C. fondarono Sulki (poi Sulci), da cui deriva il nome del territorio sud-occidentale sardo. I suoi traffici andavano dalle coste mediorientali alla penisola iberica, dal Nord Africa all’Etruria. A Sulky giunsero genti da madrepatria fenicia e colonia di Cartagine e suppellettili da commerci con greci ed etruschi. Divenuto uno dei maggiori centri fenici, nel 520 a.C. passò ai cartaginesi. La conquista punica portò un periodo di crisi, ma Sulci rifiorì grazie a posizione del porto ed enormi risorse del territorio, tra cui l’argento.

Il tuo viaggio nel tempo a Sant’Antioco inizia dal tofet, tipico santuario fenicio, dove venivano cremati e sepolti in urne i bambini. Sorse alla periferia nord del centro abitato: le urne cinerarie venivano deposte in anfratti rocciosi, a volte con steli commemorative. Il tofet è elemento di continuità tra fenici e punici. Con i secondi si diffuse l’inumazione: il corpo del defunto, vestito sontuosamente e ingioiellato, era calato nella fossa insieme a vasetti con oli profumati ed essenze. La necropoli punica, datata tra V e fine III secolo a.C., è imponente. La sua estensione, oggi visibile dall’alto, occupa l’intero colle della basilica: sei ettari. Ogni ipogeo è di 40 metri quadri: si ipotizza che ce ne fossero 1500, per cui si stima che Sulci avesse ben diecimila abitanti, uno dei maggiori centri del Mediterraneo. Le tombe erano composte da corridoio di accesso a gradini, pianerottolo e camera sepolcrale. Talvolta erano disposte su più livelli. Nelle vicinanze, ecco i resti di mura dell’antica città: qua furono rinvenute splendide statue gemelle di due leoni accosciati. Forse, in origine, occupavano la porta della città. Sulla necropoli punica sorse quella romana e, in età cristiana, un cimitero di catacombe. Tofet e necropoli hanno regalato al museo cittadino, intitolato all’archeologo Ferruccio Barreca, utensili, lucerne, anfore, gioielli e maschere: li ammirerai insieme a reperti di Neolitico, civiltà nuragica ed età romana. Per completare il tour culturale, visita l’antico santuario di sant’Antioco Martire, patrono della Sardegna e altri siti archeologici, come i menhir di sa Mongia e su Para e le tombe dei giganti su Niu e su Crobu.