A 500 metri d’altezza, protetto dal verde lussureggiante, Santu Lussurgiu è un paese dell’Oristanese dal tesoro inestimabile: l’acqua. Ripercorrendo le sue sorgenti si parte da un antico borgo a pochi passi dal paese, Siete Fuentes. Qua, immersa nella foresta di san Leonardo, si trova una chiesa romanica e, vicino, un ruscello e un laghetto, alimentati da sette (in origine) fontane di salutare acqua oligominerale, da cui il nome della località.

All’interno dell’abitato si trova su Sauccu, dove un tempo c’era il lavatoio. Mentre nelle campagne vicine, immancabile è una sosta a sa Preda Lada, dove ristorarsi bevendo alla fontanella. Alle spalle di san Leonardo, ecco la sorgente di Silbanis, dove l’acqua sembra sgorgare dai lecci. Risalendo in quota, si incontra la fontana de sos Crabalzos, e quasi in cima la scenografica Elighes Uttiosos. Da qui partono torrenti che spesso danno origine a laghi e cascate. La ricchezza idrica ha inciso su storia ed economia, basti pensare ai tanti mulini del territorio lussurgese. Gli insediamenti risalgono alla preistoria, testimoniati da domus de Janas e nuraghi.

Boschi di lecci, querce e castagni avvolgono case in pietra e tortuose vie del paese, caratterizzato dalla vita autentica del borgo, da rivivere in soggiorni nell’albergo diffuso. La struttura ad anfiteatro lo ripara dai venti. Ogni rione offre scorci suggestivi, tra cui la terrazza di sa Rocca. L’artigianato è una delle risorse locali, in particolare tessuti, coltelleria e attrezzature per cavalli, ai quali a inizio giugno è dedicata una fiera regionale.

Santu Lussurgiu è paese di radicate tradizioni. Il Carnevale è caratterizzato da sa Carrela ‘e nanti, corsa a cavallo su una strada sterrata al centro del paese. Altra sfrenata giostra equestre si svolge ad agosto: l’Ardia di san Lussorio: l’arrivo è al santuario del patrono, tra canti e balli tradizionali. Altro evento molto sentito a Pasqua: sa Chida Santa. La memoria storica del paese è conservata nel museo della Tecnologia contadina, all’interno di una casa padronale del XVIII secolo, dove sono raccolti oltre duemila strumenti di lavoro e oggetti di uso quotidiano.