Si arrampica a quasi 400 metri d’altezza sul versante settentrionale del Montiferru, circondato da uliveti e boschi secolari di lecci, querce e corbezzoli e punteggiato da sorgenti famose per effetti benefici. Scano di Montiferro è un paese di mille e 500 abitanti tra Oristano e Bosa, a mezzora d’auto dalla costa occidentale, basato sulla coltivazione di viti e ulivi, da cui deriva un pregiato (e pluripremiato) olio d’oliva. Altra attività rinomata è la produzione di miele. Il borgo, di lingua logudorese, ha radicate usanze: su cuncordu, canto che accompagna da secoli i riti della Settimana santa, balli tradizionali e feste come fuochi di sant’Antonio abate, carnevale iscanesu, in cui è protagonista la maschera arcaica de s’Ainu Orriadore, sa festa ‘e totta ‘idda (ogni quattro anni) e sa festa manna per san Pietro apostolo, a fine giugno. Al patrono è dedicata la chiesa parrocchiale del XVIII secolo, dove è conservato l’antico simulacro ligneo del santo. In centro spuntano anche il campanile quattrocentesco della Madonna del Rosario e la facciata seicentesca di San Niccolò. Tra le chiese campestri, suggestive sono Santa Croce e San Giorgio, poste su due colline ‘a far da guardia’ al paese, la più nota è la chiesa di sant’Antioco, patrono della Sardegna, a sei chilometri dal paese. Costruita nel 1636, è affiancata dagli alloggi per i devoti durante novene e feste del santo, la cui statua è accompagnata in processione due volte, una settimana dopo Pasqua e a fine agosto. La chiesa accoglie folle di pellegrini anche dai paesi vicini. Il santo dà nome anche alle vicine sorgenti di sant’Antioco, che alimentano gli acquedotti della zona e azionano i mulini del rio Mannu. Vicino al paese sorge la via dei mulini, unica nell’Isola, che ha dato vita dal Medioevo a un’attività paleoindustriale. Dei 16 mulini originari, oggi ne vedrai sette, a ruota orizzontale e a ruota verticale. Vicino al paese sono imperdibili anche la cascata del bosco s’Istrampu de Alere e il parco degli uccelli, museo naturalistico popolato da asinelli, cavallini della Giara, daini, emù, mufloni e sorvolato da fenicotteri, gru, ibis, pappagalli e pavoni. Ampie vasche ospitano cigni e oche. Emozionante è la visita al santuario di santa Barbara, a due chilometri dal paese, tra le rocce e accanto a domus de Janas e nuraghe Abbaudi, edificio in blocchi di arenaria, la cui unica torre si conserva per 16 filari, alta nove metri. Attorno resti di villaggio. Uno dei più imponenti nuraghi del Montiferru è il Nuracale, costituito da una torre centrale, alta undici metri, e un quadrato di cortine murarie e torri angolari intorno. In zona ammirerai anche le tombe di Giganti di Pedras doladas. Sono le tre maggiori espressioni della civiltà nuragica, che ha disseminato tracce di 50 insediamenti in un territorio frequentato già dal Neolitico e abitato poi in epoca punico-romana.