Si arrocca a 900 metri d’altitudine adattandosi al pendio meridionale del Limbara, massiccio che domina il paesaggio del Monteacuto, parte orientale del Logudoro. Pattada è il centro più ‘alto’ del nord Sardegna, paese di tremila e 500 abitanti che lega la fama alla creazione di coltelli a serramanico con lama in acciaio e manico di corna di muflone. La resolza pattadesa è un’opera d’arte, oggetto di culto ricercato da collezionisti di tutto il mondo, grazie a forma, robustezza, finiture e intarsi in pietre e metalli preziosi. Ogni due anni, ad agosto, nel museo del coltello va in scena la Biennale del coltello di Pattada, vetrina che propone collezioni pattadesi e di ospiti internazionali. Visiterai, lungo le vie, anche i laboratori artigianali del coltello. Eccellente è pure la lavorazione del legno, tra cui spiccano gli strumenti musicali ad arco. Ricca la produzione casearia: gustose perette, ricotte e varietà di pecorino esportate in tutto il mondo. Tra i dolci, squisite le origliettas col miele. Immancabili pani e paste: su misturu e sas pellizzas. Scoprirai cultura ed enogastronomia nel corso di Abbuconizos e binu, ad aprile, in un centro storico che regala scorci pittoreschi. Su viuzze lastricate si affacciano case in pietra con fregi e persiane in legno, e palazzi signorili di stile neoclassico: spicca su palattu ‘e Manuelle (oggi palazzo municipale). A inizio XX secolo il paese si arricchì di fontane e della piazza ‘dei poeti di Sardegna’, impreziosita da sculture di Pinuccio Sciola. I letterati locali hanno reso Pattada ‘culla della poesia’ in logudorese. Il centro è rinomato anche per abili cavalieri, che si esibiscono in corse sfrenate ed evoluzioni acrobatiche nelle feste isolane e, a fine agosto, nel palio, sfida tra i dieci rioni principali, associata alla festa patronale con sfilata di cavalieri, abiti tradizionali e interpreti del canto a tenore, che parte dalla cinquecentesca parrocchiale di santa Sabina. Il tempio, eretto in stile gotico-catalano e restaurato più volte, è ricco di elementi architettonici e decorativi. Da non perdere anche la chiesa del Rosario in stile tardo gotico-aragonese (XVI secolo), la chiesa di san Gavino, sulla sommità del paese, e la navata trecentesca di San Giovanni. San Giacomo e San Pietro sono i santuari della frazione di Bantine, dove passano tre chilometri di strada romana ben conservata, San Nicola e San Michele quelli di Biduvè, villaggio medioevale scomparso. A luglio si celebra la feste della Madonna del Carmelo.

La vetta del territorio è monte Lerno, ricoperto da boschi e disseminato di sorgenti. Nel verde della foresta omonima, impreziosito da placidi laghetti, vivono asinelli, cavalli, aquile e falchi e sono stati reintrodotti cervo, daino e muflone. La montagna ospita dal 2004 una prova del Rally Italia Sardegna, tappa del mondiale WRC, su un circuito tra i più esaltanti del campionato. Dal monte prende nome anche un lago, dove praticare escursioni a piedi o a cavallo. Dentro le sue acque è stato individuato un villaggio prenuragico e in esse si specchiamo le pietre del nuraghe Lerno, il più famoso dei 40 del territorio, tra cui sas Domos de sa Terra, sa Niera, collegato a una fonte sacra, Ottinera e Sant’Elia, associati a tombe di Giganti. Precedenti sono l’allée couverte di Norchetta e le muraglie di Lamparigos e sa Chidade. Sui rilievi a nord vedrai i resti del castello giudicale di Olomene.