Si adagia a quasi 600 metri d’altitudine nella lunga e stretta valle in cui scorre il riu Molinu, inserito in un dolce territorio collinare, con alcuni significativi rilievi attorno. Nughedu San Nicolò è un piccolo paese di circa 800 abitanti del Monteacuto, parte orientale del Logudoro, il cui toponimo è un’unione (a posteriori) del nome originario nughedu, dal latino nocetum (noceto), chiaro riferimento ai boschi di noci che sino a inizio XX secolo ricoprivano il suo territorio, al nome del santo patrono, cui è dedicata una bella parrocchiale che conserva un dipinto murale di Aligi Sassu. L’associazione toponomastica si rese necessaria per distinguerlo da un centro omonimo dell’Oristanese (Nughedu Santa Vittoria). Produzione casearia e lavorazione artigianale di legno, pelle e ferro sono le risorse principali del paesino.

Nughedu fece parte prima del giudicato di Torres, poi di quello d’Arborea, infine del regno catalano-aragonese. Sull’impianto medioevale è sorto il grazioso abitato attuale con strade strette lungo le quali si allineano palazzotti di pregio di fine XIX e inizio XX secolo, con eleganti decorazioni a incorniciare porte e finestre. Il centro del paese è piazza Marconi, spazio quadrangolare, bordato da eleganti palazzine e impreziosito dalla presenza di una fontana ottocentesca. Interessanti anche le singolari abitazioni, all’ingresso del paese, nel fondo valle: sono state ricavate nelle spaccature della roccia e chiuse con facciate in conci di pietra. Sul paese vegliano dall’alto la seicentesca chiesa di san Sebastiano, che sorge nella periferia ovest, e conserva il simulacro di san’Espedito e un bel altare ligneo del XVIII secolo con tre nicchie che contengono le statue della Madonna, di Cristo e san Sebastiano, e le trecentesche chiese campestri di sant’Antonio abate e di san Pietro. In occasione dei festeggiamenti in onore dei santi Pietro e Paolo, a fine giugno, si svolge la sagra de sas panafittas, tipico piatto a base di pane: la spianata viene immersa nel brodo di pecora o manzo, scolata e condita con pomodoro, carne e formaggio.

Il territorio è ricco di testimonianze prenuragiche e nuragiche. Fu abitato fin dal Neolitico, come indicano varie sepolture a domus de Janas, in particolare la necropoli di sos Furrighesos, in territorio di Anela, ma vicine a Nughedu: 18 tombe ipogeiche costruite tra Neolitico finale e Bronzo antico. La maggior parte delle domus presenta decorazioni, tra cui protomi taurine a rilievo e festoni dipinti o graffiti. Una ha il portello d’ingresso inquadrato da una stele analoga a quelle delle tombe di Giganti, ma scolpita nella roccia. Alle successive fasi dell’età del Bronzo risalgono numerose tracce di popolazioni nuragiche.