Ai piedi dello splendido parco del monte Arci, dove, grazie ai giacimenti di ossidiana, è iniziata la sua storia, si adagia in un tratto di pianura attraversato da vari torrenti, in parte coltivato e in parte ricoperto da macchia mediterranea. Uras è un paese di poco meno di tremila abitanti ai confini tra Campidano settentrionale e centrale, legato a tradizionali attività agricole, pastorali e tessili. Il centro storico conserva architetture rurali in mattoni crudi e pietra e si sviluppa attorno all’imponente parrocchiale di santa Maria Maddalena in stile barocco (1664-82). A inizio XVIII secolo accanto alla facciata fu eretto il campanile a canna quadra sormontato da ottagono con orologio e cupolino. La patrona è celebrata a fine luglio. In paese sorgono altri due interessanti edifici di culto. In periferia si erge Sant’Antonio, con facciata sormontata da un campanile a vela. All’interno il muro di fondo è dominato dall’altare in pietra con decorazioni a fogliame. Il santo è festeggiato a metà giugno. La chiesa di san Salvatore è passata alla storia per la battaglia del 14 aprile 1470 svoltasi nei suoi pressi, dove Leonardo Alagon sconfisse gli aragonesi del viceré Carroz. Vicino all’edificio osserverai una struttura nuragica, il cui pietrame è in parte inglobato nella chiesa. Probabile che essa sia sorta su un luogo sacro precristiano, forse dedicato al culto delle acque. San Salvatore è festeggiato il martedì dopo Pasquetta con una giostra equestre, sa cursa de su pannu, che ricorda la sanguinosa battaglia. La vittoria di Alagon non è l’unico celebre episodio storico di Uras: è citato fra i paesi che nel 1388 firmarono l’atto di pace fra Eleonora d’Arborea e re d’Aragona. Nel 1515 fu preda di incursioni saracene e nel 1546 distrutto dal Barbarossa. Riprese a vivere un secolo dopo.

Le origini uresi risalgono a fine III millennio a.C., quando nell’Isola si sviluppava la cultura prenuragica di Ozieri. Alcune ceramiche del periodo sono state ritrovate in località sa Grutta manna. A Roja Cannas, alle falde del monte Arci, è stato individuato il maggiore tra i giacimenti di ossidiana attivi nel Neolitico: Uras svolgeva un ruolo di rilievo nel commercio di manufatti del prezioso minerale. Il territorio fu densamente abitato in età nuragica: ci troverai 22 torri megalitiche, due tombe di Giganti e il gigantesco nuraghe complesso sa Domu Beccia, a circa 800 metri dal paese, databile tra XV e XI secolo a.C. È un imponente edificio pentalobato in basalto, costituito da un bastione triangolare (a tre torri), che racchiude il mastio e un cortile, e da un antemurale di pianta ettagonale, con sei torri di diametro fra cinque e sei metri. A sud del complesso, si estende un vasto villaggio: 150 capanne circolari ben conservate. Sul lato nord, si individua il profilo di una tomba di Giganti. Uras fu anche centro punico ma soprattutto notevole stazione in epoca romana lungo la grande arteria stradale Calaris-Turris Libisonis.