Sorge ai piedi della catena del Marghine, nell’altipiano di Abbasanta, a circa 400 metri d’altitudine. Borore è un centro di più di duemila abitanti in provincia di Nuoro. Fa parte del club dei Borghi autentici d’Italia ed è noto come il paese delle tombe di Giganti e del vino più antico del mondo. È anche il centro simbolo della panificazione tradizionale: ospita il museo del Pane rituale della Sardegna, che raccoglie una selezione di pani tradizionali e delle feste di vari paesi. Anche i dolci tipici bororesi meritano menzione (e assaggio): amaretti, giorminos, pitifurros, sospiri e ziliccas, fatti secondo ricette tramandate da generazioni. Il paese si è contraddistinto nei secoli per la poesia estemporanea sarda, che si celebrava in gare d’improvvisazione.

Il suo fertile territorio fu intensamente abitato da età prenuragica, come testimoniano menhir, tra cui la monumentale stele di Perda Longa, dolmen e domus de Janas. A età nuragica risalgono otto tombe di Giganti, fra cui quelle di Imbertighe, definite ‘prospetto del più bel sepolcro di Giganti’, riprodotte come modello in libri e riviste di archeologia, nonché parte del logo ufficiale del borgo. Immancabili, ecco trenta nuraghi. Si distingue il Bighinzones, nucleo originario del paese secondo il rettore Juan Pedro Quessa Cappay (metà 1700), il quale indica – con una teoria non scientifica ma suggestiva - in Borore il primo centro abitato sardo dopo il ‘diluvio universale’. E spicca il complesso Duos Nuraghes, unico nel genere perché formato da due torri distanti dieci metri una dall’altra, circondate da capanne. Qui sono stati scoperti vinaccioli di cannonau del 1200 a.C.

Nel paese vie ordinate e pareti, dipinte da murales con scene di vita tradizionale, si intrecciano attorno alla parrocchiale della Beata Vergine Assunta (XVII secolo), al cui interno ammirerai un dipinto con gli evangelisti e un altare ligneo barocco. Edifici di interesse storico-artistico sono casa Delogu, sa Piedade (ex monte granatico) e i ruderi di Cresia Ezza (chiesa vecchia). Luogo caro ai bororesi è la chiesa campestre di san Lussorio, insieme alle muristenes (dimore per fedeli), con dipinti raffiguranti costumi tradizionali. Si festeggia il santo due volte: ad agosto i fedeli accompagnano in processione la sua statua da parrocchiale a santuario campestre, mentre i cavalieri gareggiano in una giostra equestre. In campagna è anche la chiesa di san Gavino, celebrato a inizio ottobre. Altre ricorrenze: falò di sant’Antonio Abate (16-17 gennaio), riti della Settimana santa (s’Iscravamentu e s’Incontru) e, a giugno, tappa di Primavera nel Marghine, che mostra eccellenze agroalimentari e artigianali.