Sorge a circa 450 metri d’altitudine, alle falde dei monti del Marghine, nella parte settentrionale dell’altopiano di Abbasanta. Birori è un piccolo centro di circa 500 abitanti, nato nel Medioevo col nome Birore, un tempo appartenente al giudicato di Torres poi passato in successione al giudicato di Arborea, al marchesato di Oristano e sotto la dominazione aragonese.

Il suo territorio è stato abitato sin dalla preistoria, come attestano oltre 50 monumenti e siti archeologici. Al Neolitico risalgono domus de Janas, menhir e i dolmen di sas Bogadas e sa Perda e s’Altare. All’età del Bronzo pozzi sacri, nuraghi e tombe di Giganti: all’interno dell’abitato quelle di su Palatu, accanto alla stazione ferroviaria quelle di Lassia, con due coppie di nicchie rialzate rispetto al piano di calpestio, forse usate come vani per le offerte funerarie. Ai margini del paese spuntano i nuraghi Arbu e Miuddu, il secondo con torre centrale circondata da un bastione trilobato.

Il centro storico si sviluppa intorno alla parrocchiale di sant’Andrea, dove a inizio agosto si svolgono le celebrazioni per la festa di sant’Antonio. Nella piazza principale ecco un altro edificio di culto, la chiesa di santo Stefano, risalente al XVII secolo. Attorno si distendono gli spazi verdi di Funtana Idda e Funtana maggiore, ammantati di boschi. Oltre a monumenti archeologici e natura rigogliosa, Birori offre una saporita tradizione gastronomica: piatti ‘di terra’, come fave con lardo, pasta con pomodori secchi, pecora bollita, zuppa di finocchi selvatici, lumache in umido, cordula di agnello con piselli, cinghiale in umido e gli arrosti di maialino e agnello allo spiedo. Fra i dolci, le casadinas di ricotta e formaggio, i papassini di sapa, le seadas, i pirichittos e le origliettas. Potrai gustare le pietanze a metà gennaio in occasione dell’accensione dei Fuochi di sant’Antonio Abate e a giugno in occasione dell’evento Primavera nel Marghine.