Paganesimo e cristianità, preistoria e Antichità: contaminazione è la parola chiave di un luogo dall’atmosfera ammaliante, dove respirerai la storia millenaria dell’Isola, dall’età del Bronzo al Medioevo, in un vortice di vicende con un denominatore comune, la sacralità. A Santa Sabina, a pochi passi da Silanus, borgo del Marghine, in una piana sconfinata e ammantata di verde, 3500 anni fa le genti nuragiche stabilirono dimore e luoghi di culto. Successivamente, agli albori del cristianesimo, proprio accanto al nuraghe, quasi a catturarne l’ancestrale energia, sorse il primo impianto della chiesa di santa Sabina (Sarbana, in nuorese). Il piccolo gioiello d’arte, una delle architetture altomedioevali più significative e originali dell’Isola, fu poi rifatta tra X e XI secolo: il suo schema a tre vani coperti da una cupola al centro, richiama i battisteri paleocristiani di epoca tardo-romana. Del resto, spesso i santuari cristiani erano costruiti su luoghi di culto pagano per imporre la supremazia e sostituirsi, anche materialmente.

Il parco archeologico ti comparirà come una visione al settimo chilometro della statale 129 (‘trasversale sarda’), che collega Macomer a Nuoro. Ti sorprenderà la singolare coesistenza a pochi metri di distanza del monumento nuragico e della chiesa bizantina, che si stagliano ben visibili in tutto il loro splendore. La torre nuragica, databile tra Bronzo finale e recente (XIV-X secolo a.C.), era il centro di un complesso comprendente attorno un grande villaggio di capanne - di cui individuerai le tracce - e, più nascosti, il pozzo sacro su Cherchizzu e due tombe di Giganti. L’imponente monotorre, con diametro di quasi 14 metri, è realizzato con grandi blocchi di basalto appena sbozzati alla base, che diventano sempre più squadrati e regolari man mano che i filari salgono verso la parte superiore. Varcato l’ingresso, in origine caratterizzato da un enorme architrave, attraverserai un breve corridoio su cui si aprono, a destra, una nicchia, a sinistra, il vano scala, illuminato da una feritoia, e al centro un’ampia camera circolare, con tre nicchie disposte a croce e chiusa da una volta a tholos. La scala elicoidale, tuttora percorribile, porta alla sommità della torre, dove osserverai da vicino la perfetta copertura. Il monumento si conserva in altezza per otto metri e mezzo, ma in origine era molto più alto: è probabile che svettassero al piano superiore una cella e un terrazzo aggettante. Il secondo livello, però, non esiste più, ma non per il crollo, come in altri nuraghi, bensì per lo smembramento della struttura. Parte dei conci, infatti, fu riusata in epoca romana e poi in età paleocristiana e bizantina, quando sono stati impiegati nella costruzione della chiesa, così da creare gli effetti cromatici ben visibili nelle sue mura, dove si alternano calcare chiaro, nella parte superiore, e basalto scuro proveniente dal nuraghe, in quella inferiore. A proposito di sovrapposizioni, durante lavori di restauro di Santa Sabina nel 1987, la rimozione di parte del pavimento ha portato alla luce i resti di capanne nuragiche (con sovrapposizioni di epoca romana) e la parte di una stele centinata, appartenente a una tomba di Giganti, usata come soglia della porta.

Percorrendo 250 metri verso est, troverai le due tombe di Giganti, coeve alla torre nuragica: una ha struttura dolmenica con stele centinata, l’altra ha il fronte a filari e corpo sepolcrale con pietre rifinite. Mentre 300 metri a nord, ecco su Cherchizzu, uno dei pozzi sacri più piccoli dell’Isola, dedicato al culto delle acque: i gradini in pietra scendono sino all’acqua, coperti da una tholos (falsa cupola) in filari basaltici. Il tempietto è testimone del fatto che il complesso di santa Sabina ha sempre avuto funzioni sacre. L’acqua, infatti, è l’elemento sacro che collega culti di epoche lontane fra loro. A San Salvatore di Sinis (Cabras) la chiesa fu eretta nel VI secolo su un pozzo sacro nuragico, poi romano e infine arabo. Alla stessa maniera, a Sardara il santuario di sant’Anastasia sorse accanto a un tempio a pozzo nuragico, riusando conci antichi nelle sue mura. O ancora, accanto al tempio a pozzo di santa Cristina (Paulilatino), il più bello e perfetto, sorse un novenario, ancora attivo. Esattamente come a Santa Sarbana, dove di fronte al santuario, visiterai un villaggio di muristenes, casette per pellegrini popolate nella terza settimana di settembre durante la festa e le novene in onore della santa.