È uno dei borghi autentici d’Italia ed è inserito tra le città del vino, non a caso fa parte della ‘Strada della malvasia di Bosa’. Magomadas è un piccolo centro di meno di 700 abitanti della Planargia, che si sviluppa sulla vetta di una collina con vista panoramica su valle di Modolo, da una parte, e mare, con chilometri di suggestiva costa, dall’altra. Il pittoresco abitato è caratterizzato da antiche case e circondato dai caldi colori delle vigne sparse nella fertile campagna, che da sempre ha segnato tradizioni ed economia agropastorali della comunità. A testimoniarlo, in un edificio del XVI secolo nel centro storico, ci sono museo del vino, excursus storico sulla vinificazione della Planargia, ed enoteca, con degustazioni di vino abbinato a piatti tipici. Sempre in centro troverai parrocchiale di san Giovanni battista, edificata a inizio XVII secolo, in tardo stile gotico-catalano (poi restaurata). L’impianto a navata unica è interrotto da un arco trionfale a forma ogivale in trachite rossa che immette nel presbiterio. Di particolare pregio al suo interno sono tre altari settecenteschi. Da visitare anche la chiesa di santa Croce, risalente a fine XIV-inizio XV secolo, che custodisce un bellissimo Cristo ligneo con gli arti superiori snodati, protagonista del rito de s’Iscravamentu durante la Settimana Santa. Negli ultimi anni ha preso vigore l’indirizzo turistico grazie a splendide e candide spiagge, aspre scogliere e acque incontaminate e di un azzurro profondo. Nella frazione di Santa Maria del Mare, a tre chilometri dal paese, sorge la chiesetta omonima, risalente al 1635, un tempo detta de s’Istella, dove nella terza settimana di maggio e di agosto si svolgono le due celebrazioni - processione e concerti in piazza - più sentite dalla comunità magomadese e coinvolgenti per gli ospiti, grazie alla concomitanza con la sagra della malvasia.

Il territorio era abitato sin da età nuragica, come testimoniano i resti di un pozzo sacro in località di Puttu e varie torri nuragiche, tra cui spicca il nuraghe Sebe, in periferia del paese, a dominio ‘strategico’ della valle attorno. L’insediamento originario sorse in epoca punica: a conferma il toponimo magom adasht, ‘città nuova’. L’antico abitato cartaginese vicino al mare, fu trasferito su una collina vicino agli attuali ruderi della chiesa di san Nicola per difendersi dalle incursioni saracene (XIV secolo). In quegli anni (1388) il villaggio fu centro dell’Isola: vi si stipulò il trattato di pace tra Eleonora d’Arborea e il re d’Aragona.