La candida facciata si erge su un luminoso piazzale, mentre infiniti scalini scendono dal colle sin quasi al mare de su Siccu, uno dei porti turistici di Cagliari. Nostra Signora di Bonaria, dopo secoli di rifacimenti, oggi, col santuario trecentesco alla sua sinistra, è il tempio cristiano per eccellenza dell’Isola. La leggenda narra che nel 1370, nel mezzo di una tempesta, una nave si liberò del carico. La bufera si placò appena gettata in mare una pesante cassa, che approdò sulla riva di fronte al colle di Bonaria. Dentro c’era una statua lignea: la Madonna con in braccio il bambino e in mano una candela, rimasta prodigiosamente accesa. In tutta la Sardegna si diffuse la devozione per la statua, che oggi è custodita nell’altare del piccolo santuario, primo esempio sardo di architettura gotico-catalana, costruito da Alfonso d’Aragona (1324) durante l’assedio ai pisani e donato ai mercedari. Accanto i frati vi costruirono il convento, che tuttora abitano.

Un arco congiunge piccolo santuario e maestosa basilica, nata quando i mercedari decisero di costruire una chiesa più grande in onore della Vergine. La prima pietra fu posta nel 1704. Dopo una lunga genesi, fu consacrata ed elevata a basilica da Pio XI nel 1926. Danneggiata dalla guerra, fu rimessa a nuovo: l’ultimo restauro è di fine XX secolo. Il luminoso interno è a croce latina, con tre navate, separate da arcate, e ampio transetto. Una cupola sovrasta l’incrocio dei bracci. Sull’altare troverai una riproduzione della leggendaria statua. Nelle dieci cappelle e nel transetto ammirerai tele, statue, bassorilievi e un raro organo a canne. Facciata e piazzale riproducono lo stemma dell’ordine della Mercede. Nei lati della piazza spiccano monumenti bronzei: una nave in balia dei venti e la Madonna sua custode. Nell’atrio vedrai anche la scultura di papa Paolo VI, che visitò la basilica (1970). Seguirono le visite di san Giovanni Paolo II (1985), Benedetto XVI (2008) e Francesco I (2013), argentino, a marcare il legame tra Cagliari e Buenos Aires, chiamata così dai conquistadores spagnoli proprio in onore della Vergine di Bonaria. Nel convento c’è il museo: tre sale con ex voto di marinai, doni di sovrani, prelati e personaggi illustri: modellini di vascelli, corone d’oro, calici, reliquie preziose, tra cui un’ancora d’argento offerta da Margherita di Savoia. E poi sciabole, monete, porcellane, perfino scandagli e bombe. Accanto alla basilica sorge il cimitero monumentale, sontuosa galleria d’arte all’aperto, e a pochi passi il santuario paleocristiano più antico dell’Isola, la basilica di san Saturnino.