La penisola di Capo Carbonara e i litorali limitrofi erano pattugliati da un sistema di sorveglianza dall'inizio del XVI secolo a spese della città di Cagliari. Ma nel 1572 la zona non disponeva di fortificazioni, sebbene nel porto esistesse una struttura, corrispondente forse al nucleo centrale del fortilizio attuale, su cui quindi si innestò l'intervento spagnolo degli anni 1580-90. In origine la fortezza presentava pianta triangolare equilatera, con i lati di circa 11 m, spessore murario di circa 1,20 m e altezza di circa 10 m. L'ingresso sopraelevato era rivolto verso il mare, protetto alla base da un rivellino, cioè da un opera addizionale più bassa, a forma di V. All'interno di questa muraglia, già alla fine del Cinquecento venivano ricoverate le barche dei corallari, dei pescatori di tonno e veniva custodito il pescato. Nel 1590 - 91 nella "Fortalesa Biesa de Carbonayre" fu insediata una guarnigione che doveva difendere la tonnara. Da un documento del 1599 risulta che la torre era inserita nella IV divisione (che parte dalle pendici di Villanova fino al Sarrabus). Da allora acquisì un ruolo sempre più importante, svolgendo le funzioni di guardia e difesa. In epoca sabauda, nel 1767, come si ricava dalla relazione del Ripol, la torre ospitava un capitano, tre soldati e due cannoni. Per quanto riguarda la sua manutenzione, dal 1720 furono necessari diverse riparazioni. Restaurata nel 1769-70 su progetto dall'ingegnere Belgrano da Famolasco, nel 1790 ebbe un secondo intervento più radicale. Su disegno dell'ingegner Quaglia, il mastio triangolare venne trasformato in un piccolo complesso a quattro lobi a spigolo vivo, innestando dei minibastioni ai vertici del triangolo. Questo schema permetteva l'eliminazione degli angoli morti al fuoco di fucileria negli scontri ravvicinati. Nel complesso lo schema planimetrico di base non venne variato, conservandosi inalterato sino ai nostri giorni. Nel 1803 furono eseguite altre opere di restauro. Nel 1812 risulta che la torre respinse un attacco di barbareschi che avevano conquistato le torri di Serpentara e dell'Isola dei Cavoli. Il fortilizio rimase quindi in opera fino al 1847, quando venne licenziato l'ultimo "alcaide" (capitano della torre). La torre versò in stato di abbandono fino al 1968, quando venne realizzato un restauro, a cura della Soprintendenza ai BAAAS di Cagliari, che durò fino al 1973. Nel 1987 furono inoltre realizzate altre opere di manutenzione e scavi nell'area del recinto. Vedi la pianta e le sezioni del monumento Storia degli studi La fortezza è compresa nelle principali opere sulle fortificazioni costiere in Sardegna ed è oggetto di una scheda nel volume di Francesca Segni Pulvirenti e Aldo Sari (1994). Bibliografia E. Pillosu, [i]Le torri litoranee in Sardegna[/i], Cagliari, Tipografia La Cartotecnica, 1957. E. Pillosu, "[i]Un inedito rapporto cinquecentesco sulla difesa costiera di Marco Antonio Camos[/i]", in Nuovo Bullettino Bibliografico Sardo e Archivio delle tradizioni popolari, V, 1959. F. Fois, [i]Torri Spagnole e Forti Piemontesi in Sardegna[/i], Cagliari, La Voce Sarda, 1981. J. Arce, [i]La Spagna in Sardegna: apporti culturali e testimonianze della sua influenza[/i], Cagliari, T.E.A., 1982. G. Montaldo, [i]Le torri costiere in Sardegna[/i], Sassari, Carlo Delfino, Sassari, 1992. F. Russo, [i]La difesa costiera del Regno di Sardegna dal XVI al XIX secolo[/i], Roma, Stato maggiore dell'Esercito, Ufficio storico, 1992. F. Segni Pulvirenti-A. Sari, [i]Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale, collana [/i]"Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1994, sch. 21. M. Rassu, [i]Guida alle torri e forti costieri[/i], Cagliari, Artigianarte, 2000.