Si erge a 340 metri d’altitudine sulle pendici del Pizzo ‘e Adde, affacciandosi sulla vallata di Campomela. Cargeghe è un paese di circa 640 abitanti del Sassarese, nella regione storica del Logudoro. Il borgo si sviluppa attorno alla chiesa parrocchiale dei santi Quirico e Giulitta, costruita in stile tardogotico tra XV e XVI secolo e soggetta poi a vari interventi, ma alcune cappelle sono originarie. Custodisce opere di valore, fra cui La Sacra Famiglia del manierista fiorentino Baccio Gorino (1588 circa) e una Madonna in trono e santi anch’essa di fine XVI secolo. Il campanile, abbattuto due volte tra 1854 e 1905, fu riedificato con materiale di un’antica chiesa romanica. Di grande interesse è anche la casa parrocchiale, dimora signorile seicentesca, appartenuta al Duca dell’Asinara, caratterizzata da suggestivi affreschi e stucchi del Settecento. L’oratorio di santa Croce, invece, conserva un pregevole retablo ligneo e un crocifisso usato in passato per il rito de s’Iscravamentu del venerdì santo durante la Settimana Santa. Nella parte di Cargeghe che si affaccia sulla vallata di Campomela, a un chilometro dall’abitato, ‘protetta’ da uliveti e frutteti, si trova la chiesa di santa Maria di Contra, realizzata in stile romanico con blocchi di pietra calcarea. Un campanile a vela sovrasta la facciata, l’interno è a navata unica. Il nome deriva dall’antica funzione di luogo di incontro fra monaci benedettini del convento di Nostra Signora di Paulis e camaldolesi di Santissima Trinità di Saccargia.

Il territorio di Cargeghe è stato popolato fin dal Neolitico, ne rimangono testimonianze: le domus de Janas di Pescialzu, due sepolture ipogee che riprendono elementi architettonici - stele centinata e ali dell’esedra - delle tombe di Giganti, e la necropoli di s’Elighe Entosu, ai piedi dell’altura di Pedras Serradas, a tre chilometri dal centro abitato. È composta da sei domus de Janas scavate nella roccia calcarea, fra cui spiccano per ornamenti decorativi le tombe I e IV: un doppio motivo a spirale impostato su linea verticale, due serie di scanalature parallele che riproducono un tetto a doppio spiovente, una cornice in bassorilievo che sormonta l’ingresso della camera funeraria e una falsa porta incisa sulla parete di fondo dell cella. Elementi che ricreavano un ambiente simile al luogo dove il defunto aveva vissuto. Altra testimonianza antica da non perdere è un tratto della strada romana di sos Bajolos, risalente al II secolo a.C., oggi illuminata e visitabile anche di notte.