Adagiato a oltre 300 metri d’altezza, s’immerge in un paesaggio dove colline e vallate verdi si alternano a bianchi affioramenti rocciosi. Ossi è un paese di quasi seimila abitanti del Coros, parte nord-occidentale del Logudoro, vicino a Sassari, che ha mantenuto salde originaria lingua logudorese e tradizioni antiche. Varie leggende ne raccontano la nascita: nell’alto Medioevo era costituito da un nucleo di case intorno a una chiesa romanica. Dopo le dominazioni dei Malaspina e dei giudici di Torres e d’Arborea, ci fu il passaggio alla Corona d’Aragona: i feudatari si susseguirono nei secoli, ma la realtà quotidiana del villaggio rimase invariata, scandita dall’attività nei campi, oggi coltivati in prevalenza a oliveti e vigneti, in un territorio fertile e irrorato da riu Badde, riu Pizzinnu e fresche sorgenti. Al centro del paese a inizio XVII secolo sorse la parrocchiale di san Bartolomeo, a navata unica voltata a botte, che attualmente conserva preziose statue lignee (datate tra XVI e XIX secolo). In suo onore si svolge, a fine agosto, la celebrazione più sentita, con processione in abiti tradizionali. Nell’abitato troverai anche le chiese di santa Croce e di santa Vittoria, nata nel XII secolo e rimaneggiata nel XIV e nel XVII secolo. Le celebrazioni sono rispettivamente a metà settembre e metà maggio. Il seicentesco palazzo baronale, in origine forse appartenuto alla famiglia Guyò, è l’edificio di maggior pregio e ospita il museo etnografico. Il percorso espositivo si snoda tra sale e ambienti quotidiani e rurali, con attrezzi del lavoro agricolo e degli antichi mestieri artigianali. In campagna meritano una visita Nostra Signora di Silvaru (XII secolo) e la chiesa romanica di Sant’Antonio, costruita in pietra calcarea vicino a siti punico-romani e alla necropoli di Mesu ‘e Montes, la più importante testimonianza archeologica ossese, usata tra Neolitico finale e Bronzo medio. È scavata su un costone roccioso a dieci chilometri dal paese e comprende 18 domus de Janas pluricellulari. Per architettura si distinguono le tombe I e II con 12 celle a testa, dove compaiono varie decorazioni, il soffitto riproduce un tetto a doppio spiovente e nel pavimento è scolpito un focolare ad anello; e le tombe III, IV e XVI, tutte ‘a prospetto architettonico’, con stele centinata al centro dell’esedra. Contemporanee o quasi a Mesu ‘e Montes, sono le necropoli di Noeddale, in periferia, dove spicca ‘la tomba della Casa’, altro esempio di domu de Janas pluricellulare (con undici ambienti), di s’Isterridolzu e di Littos longos. La necropoli di s’Adde ‘e Asile e la tomba megalitica di Ena ‘e Muros sono immediatamente precedenti l’età nuragica, cui sono riferibili una decina di torri visibili (e molte crollate) e il villaggio di sa Mandra ‘e sa Giua, luogo di numerosi ritrovamenti.