Famoso per la produzione di sughero, che l’ha reso uno dei centri sardi più ricchi (e l’ha collocato dal 1979 tra i cento Comuni più industrializzati d’Italia), si adagia, a 500 metri d’altitudine, in una conca protetta da rilievi granitici e boscosi del massiccio del Limbara, nella Gallura più profonda. La prima notizia su Calangianus, identificato nell’Antichità con l’oppidum Calangiani nella strada tra Olbia e Tibula (odierna Castelsardo), risale al 1100. Il suo centro storico è articolato in strade lastricate di granito (altro tratto della sua prosperità), con case in pietra disposte attorno alla parrocchiale di santa Giusta. Caratterizzata anch’essa da facciata in granito del XIV secolo, è stata arricchita nel XVI secolo da un dipinto raffigurante l’Assunzione e a inizio Novecento da affreschi e opere marmoree. Alla chiesa è legato il museo diocesano d’Arte sacra, spazio espositivo ricavato nell’oratorio di Nostra Signora del Rosario, adiacente alla parrocchiale: ammirerai una collezione di preziosi pezzi risalenti al XVI e XVIII secolo, specie oggetti liturgici. Nel nucleo più antico del paese sorge la chiesetta di sant’Anna (1665), sempre in granito, che conserva un dipinto ottocentesco raffigurante la santa. In periferia, si trova la chiesa di santa Maria degli Angeli, dietro cui c’è il convento dei cappuccini, costruito nel 1705 e soppresso nel 1866. Restaurato, oggi ospita il museo del sughero, che racconta tradizione-simbolo del paese con esposizione di antichi macchinari e oggetti in sughero. In campagna spiccano anche le chiese di santa Caterina e di san Leonardo, risalente al 1623. Tra le sugherete del parco omonimo, si trova il santuario di san Sebastiano martire, del Settecento. Ai margini dell’abitato, su un colle, si trova la fonte Sigara, meta di passeggiate tra boschi e panorami mozzafiato. Nei boschi di sughere vicino al paese, in località Badu Mela, alle falde settentrionali del monte di Deu, sorgono le tombe di Giganti di Pascareddha, monumento del Bronzo medio-recente (1700-1400 a.C.). Altre realtà archeologiche interessanti del II millennio a.C. sono anche la fonte sacra di Li Paladini e il nuraghe Agnu, affiancato da un dolmen. Degli altri otto nuraghi calangianesi, tre sono in buone condizioni. Il territorio di Calangianus occupa il versante orientale del monte Limbara, dove si distendono foreste di leccio, conifere e macchia mediterranea. In particolare, la rigogliosa vallata del rio santu Paulu, parte suggestiva del parco del Limbara, con percorsi da fare a piedi e in bici, lungo i quali godrai di splendidi panorami, così come nel parco di Stazzana, impreziosito da lecci secolari.