Si erge a 350 metri d’altezza, circondato da monti granitici e profonde vallate ricoperte di querce, lecci e macchia mediterranea, sullo sfondo il lago del Liscia. Sant’Antonio di Gallura è un borgo popolato da mille e 500 abitanti – compresi quelli della frazione Priatu e di varie borgate – che sino al 1979, quando diventò Comune autonomo, si chiamava Sant’Antonio di Calangianus, da cui dipendeva. Punto di passaggio obbligato dall’interno verso Costa Smeralda e parco dell’arcipelago della Maddalena, è ‘erede’ di villa de Castro, la cui esistenza è documentata da Liber Fondachi (1317) e Compartiment de Sardenja (1358) e da ritrovamenti di sepolture, gioielli e monete, tra cui un denaro genovese del VII-VIII secolo. Il villaggio altomedievale si trovava ai piedi del belvedere di Lu Naracu, oggi punto più alto del paese da cui ammirerai panorami che vanno dal massicico del Limbara al mare di Arzachena e Palau. Da lassù vedrai colline in cui dominano gli stazzi (insediamenti rurali), elementi fondanti della cultura agropastorale gallurese. Fa da cornice il Liscia, maggior invaso artificiale del nord dell’Isola, formato dalla diga omonima. Potrai costeggiare il versante di Sant’Antonio a bordo del Trenino Verde e attraversare le sue acque a bordo di un battello a pale. Sul versante di Luras spiccano gli olivastri millenari di Carana.

Il nome Lu Nuracu, insieme al toponimo Lu Nurachéddu (in località Campu d’Idda), sono le ‘spie’ di una frequentazione del territorio in età nuragica. Vicino al belvedere sorge la chiesa di sant’Andrea, risalente a metà XVIII secolo ed eletta a parrocchiale nel 1907 (per soli cinque anni). Attorno al piccolo santuario si sviluppò il nuovo nucleo abitato. Con l’aumento della popolazione, fu necessaria la costruzione di una chiesa maggiore: nel 1912 sorse la nuova parrocchiale di sant’Antonio abate con pianta basilicale a tre navate divise da arcate, altare maggiore e abside affrescati. Il patrono è festeggiato a metà gennaio con i fuochi di sant’Antonio abate. Da non perdere è il palazzo Mannu, architettura nobiliare gallurese costruita interamente in granito. Porte e finestre sono delineate da architravi e stipiti, i piani superiori abbelliti da balconi in ferro battuto. L’interno conserva arredi e strutture di inizio XX secolo. Nei dintorni si trovano suggestive chiesette campestri, sedi di feste, dove scoprirai la Gallura più autentica e assaporerai prelibatezze come zuppa gallurese e mazza frissa. Spiccano la Madonna di La Crucitta e il santuario di san Giacomo, festeggiati a maggio, San Leonardo e San Giuseppe, celebrati a giugno, e la chiesetta rupestre di san Costantino, forse di origine altomedievale, accanto a cui c’è Lu Pulteddu, sorta di ‘finestra’ che, secondo tradizione, attraversata tre volte, è rimedio al mal di pancia.