Nel cuore della Barbagia di Belvì, disteso su una vallata ai piedi del Gennargentu, è attorniato da paesaggi fiabeschi. La felice posizione sui rilievi ha reso Aritzo un centro di villeggiatura sin dal XIX secolo, grazie anche a salubrità dell’aria e sorgenti di acqua purissima, da cui l’origine del suo nome: la fonte di is Alinos e la sorgente funtana de sant’Antoni, particolari per l’acqua leggera.

Dal legno degli infiniti noccioli e castagni prende forma l’artigianato locale. È famosa soprattutto la produzione di cassepanche nuziali, dette cascie, e di taglieri, che seguono le tecniche dell’intaglio tradizionale. L’uso del legno è diffuso anche per i balconi che, di colore rosato, si stagliano dalle pareti di pietra delle case.

Sui monti di Aritzo si pratica, sin dai primi decenni del Novecento la cosiddetta ‘industria (o commercio) della neve’, attività che ha segnato la storia del paese. Il ghiaccio veniva raccolto in casse foderate di paglia e venduto nei mesi estivi. Nel paese potrai ancora ammirare i resti delle domos de nie, le antiche ‘neviere’ o case della neve, dove i niargios la raccoglievano. Le prime notizie su questi profondi pozzi risalgono al Seicento: venivano ricoperti affinché il ghiaccio potesse essere venduto d’estate in vari centri isolani. Erano usati fino alla prima metà del Novecento per produrre il tipico dolce di Aritzo, sa carapigna, un delicato sorbetto al limone, protagonista di una festa aritzese nella seconda domenica di agosto e di molte sagre sarde estive.

Nella tua visita aritzese, meritano una tappa le settecentesche carceri spagnole, ora usate come spazi espositivi per Bruxas, mostra su magia, stregoneria e sacra Inquisizione in Sardegna. Altri edifici da non perdere sono l’affascinante casa Devilla, del XVII secolo, e il castello Arangino, dei primi del Novecento. Durante l’ultimo fine settimana di ottobre, in concomitanza con la tappa aritzese di Autunno in Barbagia, si svolge la sagra delle castagne.

Nei rigogliosi boschi attorno al centro abitato, potrai scegliere escursioni a piedi o a cavallo verso le cime del Gennargentu, mentre nell’alta valle del Flumendosa, potrai praticare la canoa. Nelle vicinanze del paese si erge un monumento naturale imperdibile: il tacco di Texile, roccia calcarea-dolomitica simile a un fungo.