Un ameno e ospitale borgo di montagna che dà nome al territorio attorno e fa parte della blue zone sarda, una delle cinque aree del mondo in cui si vive più a lungo della media: dal 1996 al 2016 ha registrato venti centenari. Seulo è il centro principale della Barbagia omonima, ai confini del sud Sardegna con il Nuorese, popolato da circa 800 abitanti e disteso ai piedi del monte Perdedu (1400 metri), che il Flumendosa separa dal Gennargentu. Seguendo il corso del fiume farai escursioni fra profonde gole, vallate ricoperte di lecci e macchia mediterranea, rupi calcaree, sorgenti, laghetti e rapide. Il suo scorrere ha scavato nei millenni grotte carsiche, all’interno della foresta di Addolì, abitate nella preistoria, come sa Ruta ‘e i Bitulleris e sa Omu ‘e Janas, nel cui percorso ammirerai un ampio e alto salone di stalattiti e stalagmiti. Il monumento più famoso e caratterizzante è su Stampu ‘e Su Turrunu, al confine con Sadali: un ‘paesaggio d’acqua’ composto da inghiottitoio, grotta e risorgiva con cascata e laghetto. Il Flumendosa compie anche parecchi salti generando le cascate di Piscina ‘e Licona e sa Stiddiosa, al confine con Gadoni, che precipita con uno ‘stillicidio’ fittissimo in inverno e ‘pacato’ d’estate, in mezzo a calcari coperti di essenze vegetali da una parte e scisti levigati e arrotondati dall’altra. Acqua e vento si sono sbizzarriti modellando i contorni de s’Arcu ‘e su cuaddu, un dolmen naturale, sotto cui è stata scavata una domu de Janas. Per valorizzare lo spettacolo naturale di Seulo è nato (2002) l’ecomuseo dell’alto Flumendosa. I servizi escursionistici sono articolati per temi: l’escursione più famosa è Andalas (sentieri) il 13 agosto, in anse e canyon del fiume.

L’abitato gravita intorno alla cinquecentesca parrocchiale della beata Vergine. Mentre la più antica chiesa dei santi Pietro e Paolo, festeggiati a fine giugno, è nella parte alta. È detto il paese de s’orrosa ‘e padenti, ossia la rosa peonia (letteralmente ‘di bosco’), fiore principe del Gennargentu, che coi primi caldi primaverili dipinge di rosso e giallo i pendii scoscesi del Perdèdu. Ad aprile ad essa sono dedicate una manifestazione e apposite visite guidate. A luglio si svolge la sagra de su casu in filixi, particolare formaggio. Rinomata è anche la produzione di pani e dolci. La cucina si basa su antiche ricette di matrice pastorale e contribuisce alla longevità della comunità. Non mancano le tradizioni artigiane: tessitura di tappeti e lavorazione di coltelli. Le feste iniziano a metà gennaio con i fuochi di sant’Antonio abate, con offerta di vino e dolci. A fine settembre si celebrano i santi Cosma e Damiano nella chiesa campestre loro intitolata. A giugno, una sagra ‘curiosa’: sa tundimenta seulese, la tosatura delle pecore. Le scenografiche bellezze naturali custodiscono tesori archeologici. Muraglie e torri risalenti a Neolitico ed età del Bronzo vigilano sull’abitato: domus de Janas, una tomba di Giganti e alcuni nuraghi, di cui due vicini: il minore, su Nuraxeddu, e il maggiore, su Nuraxi ‘e Pauli. Su un altopiano sorge l’eredità principale: il villaggio nuragico di Ticci. Caratteristica diffusa nei monumenti prenuragici sono le cappelle cultuali: è una delle aree più ‘segnate’ dal fenomeno del ‘coppellismo’.