Gran parte dei suoi campi sino a metà XX secolo erano coltivati a nuragus, vitigno che prende nome dal paese e da cui si ricava un pregiato vino bianco. Nelle stesse campagne, attestano lo storico Plinio il Vecchio e il geografo Tolomeo, in epoca romana sorgeva Valentia, rilevante stazione militare e commerciale nella strada tra Karalis e Ulbia. La tradizione vuole che Nuragus, paesino adagiato a nord della Giara, nel territorio Part’e Alenza, al confine tra Marmilla e Sarcidano, sia nato dai superstiti del castrum romano distrutto dai vandali nell’VIII secolo. Dal disfacimento del centro strategico, di cui restano una necropoli e tracce di mura, strada e un miliario (degli imperatori Valentiniano I e Valente), si formarono varie villae, poi unitesi. L’ipotesi è avvalorata dalle rovine attorno al paese, per esempio Ruinas su cui sorse il santuario più antico, romanico-pisano (X-XI secolo), tuttora in piedi, la chiesa di Sant’Elia profeta, fino all’Ottocento riferimento religioso della zona: nelle loggette attorno si teneva per tre giorni all’anno un grande mercato. Al santo è dedicata a inizio luglio la festa più sentita. Oggi il paese, popolato da meno di mille abitanti, ha conservato tradizioni agropastorali e una mostra-mercato, degli ovini di razza sarda, che va in scena a fine aprile. Mentre a maggio è tempo di rassegne enogastronomiche: ‘nuragus a Nuragus’ e sagra de is tallarinus, piatto a base di pasta e formaggio acido. A novembre è la volta del dolce tipico con la sagra de su turroni de cixiri (torrone di ceci). In centro spicca la parrocchiale di santa Maria Maddalena, costruita su una chiesa romanica, conserva altari lignei barocchi e strumenti liturgici settecenteschi. La patrona è celebrata a fine luglio.

L’assiduo popolamento della zona risale all’età del Bronzo, come dimostrano trenta nuraghi. Sull’altopiano del castrum romano, si erge il nuraghe pentalobato Alenza. Il nuraghe Santu Millanu è il più famoso per dimensioni e conservazione, costituito da torre centrale e bastione con quattro torri angolari. Il nome deriva dalla chiesetta di san Gemiliano. Il mastio, realizzato con blocchi calcarei disposti a file regolari, svetta per sei metri. Attorno tracce di un villaggio con sovrapposizioni di età romana. Sullo stesso colle, a meno di 300 metri, sorge il tempio a pozzo di Coni, di dimensioni ridotte e fattura raffinata. L’architettura è ‘classica’: scala preceduta da breve corridoio e camera sotterranea in cui affiorava la vena sorgiva. Qui fu rinvenuta la ‘matriarca in preghiera’, bronzetto raffigurante una donna orante con lunga gonna e mantello. A Serra Ilixi, è stata scoperta una fornace con dentro lingotti di rame iscritti con lettere egee, a testimoniare i contatti col Mediterraneo orientale sin dal II millennio a.C. Sono ‘pezzi’ unici della preistoria sarda, conservati nel museo archeologico nazionale di Cagliari. Al confine tra Nuragus e Nurallao, un altro sito imperdibile: la tomba di Giganti di Aiodda.