Sa Jara manna, la Giara di Gesturi, è un luogo speciale sotto vari aspetti, ambientale e naturalistico in primis, ma anche archeologico. L’enorme tavolato, per millenni inespugnabile fortezza naturale, oggi custodisce tracce di un passato remotissimo: sulle sue pendici e in cima risiedono eredità di varie epoche. Uno dei monumenti più caratterizzanti risale agli esordi della civiltà nuragica, durante l’età del Bronzo medio (XVI-XIV secolo a.C.): è il ‘padre di tutti i nuraghi’, il protonuraghe Madugui (nome locale) o Maduli (denominazione archeologica), che svetta sul ciglio sud-orientale, particolarmente sporgente, dell’altopiano. Oggi le sue mura sono alte quattro metri e mezzo, un tempo di più. È uno degli esempi più significativi della tipologia architettonica protonuragica (o pseudonuragica), prototipo dei ‘nuraghi a corridoio’, in seguito evolutisi in torri o agglomerati di torri chiuse a falsa cupola (tholos).

La poderosa struttura in opera ciclopica, è costruita con enormi blocchi irregolari di basalto, con planimetria particolare, quasi ‘reniforme’. La sua ‘lettura’ non è facile: per lungo tempo il Madugui è stata datato tra Calcolitico e Bronzo antico, poi la data è stata ‘abbassata’. La peculiarità è un corridoio che ne percorre l’interno in tutta la sua lunghezza, con varie nicchie intramurarie. L’angusto ingresso del corridoio, sul lato meridionale dell’edificio, immette in una scala, coperta con filari in aggetto, che prosegue in un andito ascendente che porta a due camere superiori di pianta circolare, una a sinistra, l’altra sul fondo, interpretate originariamente – dal ‘padre’ dell’archeologia sarda Giovanni Lilliu - come capanne coperte da strame di paglia. Un’ipotesi più recente e verosimile interpreta i due ambienti come camere interne con volte a filari a sezione tronco-ogivale. Dalla camera sul fondo si diparte un ulteriore tratto di corridoio, discendente, che conduceva al secondo (presunto) ingresso. Nell’andito, inoltre, si apre un varco con un vano che forse era la scala d’accesso al terrazzo. Corridoio e camere sono cinte da un bastione dall’andamento concavo-convesso.

A circa cento metri dal nuraghe vedrai i resti di un villaggio di capanne, raccolte in una decina di isolati, ossia raccordate tra loro e disposte intorno a cortili comuni centrali. I vani hanno forma circolare e pavimenti lastricati e acciottolati; con focolari, nicchie, sedili e ripiani alle pareti. I materiali rinvenuti permettono di distinguere funzioni differenti delle varie capanne: preparazione e cottura dei cibi, lavorazione di materiali vari, depositi o discariche. Dai reperti si evince anche che il villaggio è successivo al protonuraghe, risalente al Bronzo finale (XIV-X a.C.). Demolizioni e ristrutturazioni delle murature, inoltre, testimoniano la vivacità demografica e sociale dell’abitato.

La Giara, celebre soprattutto per i cavallini, dista poco più di quattro chilometri di salita da Gesturi, il centro più a nord della Marmilla, meta di devoti in pellegrinaggio verso la modesta dimora del beato Nicola, Comune che amministra circa metà del territorio del parco. La stessa distanza c’è tra parcheggio sulla sommità dell’altopiano e il complesso di Bruncu Madugui, forse centro del potere civile e religioso, di certo punto di riferimento ben visibile da lontano, così come gli altri nuraghi che presidiavano is scalas, ossia gli accessi all’altopiano. Sulla sommità se ne contano 24, per lo più monotorre; il doppio, a due o più torri, si ergevano ai piedi e sulle pendici. Alcuni complessi furono frequentati sino all’alto Medioevo: Bruncu Suergiu, Pranu Omus e Santa Luisa. Le tracce preistoriche sulla Jara sono precedenti all’età nuragica, come testimoniano menhir e domus de Janas di sa Ucca ‘e su paui, e successive, come mostrano villaggi punico-romani di Tana e Tupp’e Turri.