Un vasto monumento che documenta perfettamente capacità architettonica e vita sociale e spirituale della civiltà nuragica. Il complesso di Seruci si estende per ben sei ettari nel territorio di Gonnesa, ed è costituito da nuraghe complesso, antemurale, esteso villaggio di capanne e una tomba di Giganti. Lo raggiungerai dall’accogliente centro dell’Iglesiente, da cui dista circa sei chilometri, percorrendo la provinciale 82 verso Portoscuso. Era di certo un nuraghe complesso, penta o esalobato, la cui costruzione iniziò presumibilmente a fine XIV secolo a.C., nel Bronzo recente, e la cui vita si protrasse sino al X a.C., nel Bronzo finale. La torre centrale (mastio) a cupola aggettante era composta in origine da tre celle sovrapposte. Il mastio, con un diametro alla base di circa 60 metri (!), si eleva per circa 15 metri svettando su un rilievo, ed è tuttora circondata da un antemurale a cinque (o sei) torri, alcune in buono stato di conservazione. Le loro sommità dovevano essere coronate da merli in pietra, recuperati alla base delle strutture durante gli scavi, iniziati con la scoperta del 1897 e portati avanti da Antonio Taramelli (1917), poi ripresi a fine XX e proseguiti a inizio XXI secolo, sino a un recentissimo restauro. All’interno della torre visiterai numerose cellette, i cui pavimenti erano forse foderati con sughero per ‘isolare’ le camere. In una cella al primo piano, chiusa a cupola, potrai notare e toccare la pietra totemica di fondazione: una testa d’ascia levigata inserita tra le pietre del murale. Ogni interstizio tra un concio e l’altro nasconde segreti. All’uscita nord del tempio vedrai una grande vasca per le abluzioni, che riceve l’acqua da un pozzo rivestito in pietra, profondo una decina di metri. Davanti uno spettacolare teatro gradonato dove gli abitanti del villaggio assistevano e partecipavano ai rituali dell’acqua e ai culti della dea Madre. Era forse la ‘capanna delle riunioni’, la maggiore, con probabile funzione di ritrovo della comunità, per discutere su decisioni da prendere per il villaggio, che si estende sulle pendici su cui svetta il nuraghe. Risalente al Bronzo finale, è uno dei più grandi ‘quartieri’ nuragici dell’intera Sardegna con oltre cento capanne circolari suddivise in sei isolati. Gli ‘agglomerati’ abitativi sono di dimensioni simili e con lo stesso impianto ‘ad anello’, distinti ma interrelati da vie, disposti a gruppi. In alcune di esse si nota l’uso di soluzioni architettoniche rare: presentano resti di piccole pareti divisorie interne e ambienti aggiuntivi di varia forma, collegati a quelli abitativi consueti. È stato scavato e indagato un isolato costituto da 14 ambienti disposti attorno ad un cortile centrale: si tratta della tipica struttura abitativa dell'ultima fase nuragica. Al centro del villaggio, osserverai la piazza, luogo di scambio commerciale. E poi, oltre alla capanna delle riunioni, c’è il tempio, dove sono stati rinvenuti resti di sacrifici rituali, il focolare sacro e la ‘capanna delle terme’ con il bacile centrale pieno d’acqua, nel quale venivano immerse le pietre roventi per sprigionare il vapore. Dai sedili circolari attorno forse veniva praticato il ‘rito del sudore’.

Arrampicata sulla collina prospiciente il complesso, troverai una tomba di Giganti, luogo di sepoltura al servizio del villaggio. Dalla posizione rilevata del nuraghe osserverai l’intero territorio attorno, compresi altri due insediamenti coevi, i nuraghi sa Turrita e Gennerei, coi quali il Seruci doveva essere in collegamento.