Il suo porto sta di fronte all’incantevole isola di san Pietro e collega la Sardegna a Carloforte, una delle maggiori località turistiche isolane. Portoscuso, popolato da oltre cinquemila abitanti, nasce a fine XVI secolo sotto la dominazione spagnola, come villaggio di pescatori e corallai sardi, siciliani, ponzesi marsigliesi e maiorchini. Dal borgo di Puerto Escuso (porto nascosto) si sviluppò un importante scalo commerciale, protetto da una cinquecentesca torre in tufo e trachite, che si erge su un’altura, offrendo meravigliosi scorci, tra cala della Ghinghetta e Portopaleddu (o Porto Paglietto), due splendide attrazioni costiere con mare limpido e sabbia sottile. Accanto alla torre sorse a metà XVII secolo la tonnara di su Pranu. Tutt’oggi l’antica struttura è attiva fra maggio e giugno per le mattanze: il paese, insieme a Carloforte, è famoso per la pesca del tonno. Nel corso dei secoli furono costruite attorno a su Pranu, case, magazzini per la lavorazione e la chiesa di santa Maria d’Itria (1655), patrona dei tonnarotti festeggiata 50 giorni dopo Pasqua, con eventi sportivi, musicali e folk. Mentre, dentro la tonnara c’è la chiesa di sant’Antonio da Padova. Non può mancare la sagra del tonno, con prelibate ricette. Insieme alla sagra del granchio, a giugno, e all’Arrusteddara, con grigliate pesci freschissimi a metà agosto, rappresentano le maggiori manifestazioni gastronomiche portoscusesi. Da non perdere in paese la villa su Marchesu, del nobile Pes di Villamarina, barone dell’isola Piana, altra ‘perla’ dell’arcipelago sulcitano. Nella seconda metà del XX secolo Portoscuso, circondato da giacimenti minerari e vigneti di carignano, divenne importante centro industriale con la realizzazione del polo chimico di Portovesme. Il suo territorio costiero, oltre che da tratti di sabbia morbida, tra cui da non perdere anche Is Canelles, è caratterizzato da scenografiche falesie a picco sul mare, in particolare quelle di Costa Crobettana. L’interno fu abitato da tempi remotissimi. Al Neolitico risalgono le domus de Janas di Guroneddu, all’età del Rame grotte sepolcrali e circoli megalitici di su Medadeddu e Piccinu Mortu (poi divenuta necropoli punica), a quella del Bronzo i siti di Punta Niedda e su Stangioni (poi necropoli fenicio-punica e romana), nuraghi, tra cui Atzori e Bacu Ollasta con villaggi di capanne attorno. La zona fu frequentata da fenici, punici e romani, la cui testimonianza maggiore è in località San Giorgio, una necropoli punica con undici sepolture (770-750 a. C.).