Si adagia ai piedi del monte Lachesos, all’interno di un territorio calcareo prevalentemente collinare, attraversato dal rio Mannu. Mores è un paese del Meilogu-Logudoro di quasi duemila abitanti a venti chilometri da Ozieri e a 40 da Sassari, basato su agricoltura, allevamento e artigianato, tappa obbligatoria per bellezza del territorio e numerose testimonianze archeologiche. Imperdibile è l’oasi delle Steppe: prati, pascoli e campi coltivati, habitat ideale per gallina prataiola e donnola sarda. Ammirerai anche volatili rari: cicogna, gruccione, calandra e civetta. Il territorio fu abitato fin dal Neolitico come testimoniano le grotte preistoriche di su Buccu ‘e sas Fadas e su Puttu Porchinu, varie domus de Janas e il dolmen sa Coveccada, uno dei più grandiosi del Mediterraneo, simbolo di Mores. Numerosi anche i nuraghi: Mannu Suldu, Tresnuraghes, Istatos, Ranas e sa Cuguttada. Durante l’età imperiale l’area fu particolarmente frequentata: Mores fu rilevante centro lungo l’arteria stradale Turris Lybisonis (Porto Torres)-Karales (Cagliari). A valle del Lachesos sono state rinvenute tombe, prima puniche, poi romane. Il periodo di maggior stabilità del paese fu il dominio dei marchesi Manca, fino al 1839. Nel suo centro storico spicca il campanile della seicentesca parrocchiale di santa Caterina, che con i suoi 47 metri è uno dei più alti della Sardegna. L’opera fu realizzate in due fasi, fino al 1871,su progetto dall’architetto nuorese Salvatore Calvia Unali. È uno splendido esempio di neoclassicismo, con intagli e stucchi elaborati sulle pareti di vulcanite rosa. Di particolare rilievo sono le cinque statue in terracotta degli evangelisti e del Redentore. Da visitare anche il convento dei cappuccini, tuttora attivo, risalente al 1715. È adiacente alle chiese di sant’Antonio e di santa Croce, bell’edificio di origine bizantina (IX-XI secolo), caratterizzato da una sobria facciata romanica del primo XIII secolo. La chiesa è voltata a botte, mentre all’incrocio tra navata e transetto si eleva un tiburio quadrangolare simile a un dado coperto da tetto a spioventi. Alla devozione religiosa sono legate le feste paesane: il primo maggio per santa Lucia di Lachesos, con canti sardi e gara di poeti, a fine maggio per santa Rita, a fine agosto per san Giovanni battista e a inizio settembre Nostra Signora di Todorache.

A Mores c’è l’autodromo nazionale Franco di Suni (marchese fondatore della cronoscalata Alghero-Scala Piccada), noto come circuito di Mores o di Sardegna, inaugurato nel 2003.