Ti apparirà come un luogo dove il tempo si è fermato a quando le attività minerarie erano frenetiche e incessanti. Quel tempo è durato, con alterne vicende, un secolo. Conosciuta già dai romani che vi cercavano l’argento, l’area di Malfidano era molto diversa da come si presenta oggi, coperta da fitti boschi che forse davano rifugio a briganti e gente di malaffare (da cui il nome). Nel 1864 l’ingegnere francese Giovanni Eyquem, ricevute autorizzazioni per la ricerca di piombo, individuò un ricco giacimento di masse calaminari che fornivano zinco. Per sua iniziativa nacque la società mineraria Malfidano, mentre a valle del monte Caitas, vicino alla spiaggia, iniziò a sorgere il primo nucleo del villaggio di Buggerru.

Nella montagna di Malfidano e in quelle vicine si scavò fino a scoprire il giacimento di Caitas, che si stimò potesse garantire il lavoro per oltre un secolo. Per il trattamento dei minerali furono costruite, tra 1870 e 1890, le laverie ‘Buggerru’, ‘Lamarmora’ e ‘Malfidano’, che operò sino al 1979. Era la maggiore delle tre e la potrai ammirare vicino al porto turistico. Negli anni di avvio dell’attività, per la prima volta nell’Isola, furono usate perforatrici pneumatiche per la costruzione di una galleria di scolo, che permise la coltivazione più ampia di minerale. La ricchezza delle mineralizzazioni piombifere e zincifere fu fonte di investimenti: nacquero varie strutture attorno al villaggio. A partire dal 1866, Buggerru ha prodotto più di un milione di tonnellate di zinco e oltre 200 mila tonnellate di piombo metallo.

Il paese sulcitano, oggi apprezzata meta turistica con uno splendido tratto costiero, dove spicca Cala Domestica, è stato sede della prima repressione degli scioperi dei minatori, che chiesero alla società un miglioramento delle condizioni di vita e lavoro. I disordini precipitarono il 4 settembre 1904: nell’Eccidio di Buggerru persero la vita a tre operai. La crisi finanziaria del 1920-30, in contemporanea con il conflitto mondiale, provocò la chiusura della miniera, che nel 1928 passò alla società Pertusola. Primo passo di un declino inesorabile: nel 1955 chiuse il grande cantiere di Caitas.