Si arrocca su un pianoro, in mezzo a colline e valli coperte da verde mediterraneo. Mara è un piccolo centro logudorese di circa 600 abitanti, il cui toponimo significa ‘palude’. Ha tradizioni agropastorali, che scoprirai nel Centro di documentazione della civiltà contadina, che fa parte del parco letterario Grazia Deledda. Al centro c’è la settecentesca parrocchiale di san Giovanni battista, un’armonica mescolanza di stili: campanile gotico-aragonese e facciata barocca. Custodisce altari lignei policromati, un grande retablo (XVII secolo), statue e tele settecentesche. Nella ‘Mara antica’ c’è la chiesa di santa Croce (XVII) con navata divisa in due campate voltate a crociera e portale ‘rinascimentale’ in pietra calcarea.

Il territorio marese è dominato a nord dal monte Traesu, uno dei crateri vulcanici del Meilogu, e da una cima su cui svettano i ruderi del castello di Bonuighinu. La roccaforte, costruita forse dai Doria, passò in mano arborense, poi agli aragonesi. Osserverai i resti di mura, torre e due cisterne. In mezzo ai due aspri rilievi, un colle più dolce dove si erge Nostra Signora di Bonuighinu, ampliamento seicentesco di un edificio preesistente, forse parrocchiale di un villaggio medievale scomparso (documentato nel condaghe di san Pietro di Silki). Dice la leggenda che la Madonna apparve per invitare abitanti di Mara e villaggi vicini, in conflitto, a stabilire regole di bonu ighinau (buon vicinato). Lì sorse il santuario. Restaurato nel 1797, comprende chiesa, cumbessias, logge e ‘palazzotti’, animati a fine settembre, dalla festa della Madonna di Bonuighinu. La fastosa facciata, preceduta da scalinata e sagrato, è in stile rococo. Il sobrio interno custodisce tre altari lignei barocchi. Dalla chiesa, una mulattiera s’inerpica passando dove si aprono le grotte sa Ucca de su Tintirriolu (bocca del pipistrello) e sa Ucca de Filiestru, abitate senza soluzione di continuità da VI millennio a.C. a età del Bronzo finale (XI secolo a.C.). L’importanza archeologica delle due cavità ha dato nome alla cultura preistorica di Bonu Ighinu (IV millennio a.C.). I reperti di vari strati ‘culturali’ (custoditi nel museo G.A. Sanna di Sassari) mostrano segni di genti dedite ad agricoltura, allevamento e caccia. La prima grotta è ai piedi di una parete calcarea: in una galleria principale con soffitti di 20-25 metri, tra stalattiti e stalagmiti, si alternano diramazioni, cunicoli, sale e strapiombi. Sotto un torrente perenne. La parte abitata era quella anteriore, i ritrovamenti di quella più profonda - idoletti e incisioni su vasi - fanno pensare a un luogo di culto, usato anche dagli abitanti della più angusta Ucca de Filiestru. Mara ha un’alta concentrazione di nuraghi (17), alcuni ben conservati, tra cui nuraghe Tomasu, in origine monotorre, poi a due torri, con villaggio attorno, il Coladolzos ‘a corridoio’ e l’insediamento di sa Mura.