In Voyage en Sardaigne (1857) La Marmora ipotizzò che il nome derivasse dal fatto che sorgesse in una (ex) grande bocca eruttiva. Di certo, Pozzomaggiore è al centro di un’area vulcanica con rocce basaltiche e andesitiche, dove si susseguono colline ‘smussate’ e bassi altopiani, coperti da macchia mediterranea e punteggiati di sugherete e lecci contorti dal maestrale. Il borgo di duemila e 700 abitanti fa parte del Meilogu, ‘cuore’ del Logudoro, separato da Planargia e Montiferru dal riu Mannu, dove si conserva il ponte Oinu (III secolo d.C.). Nel centro storico si affacciano dimore signorili, tra cui palazzo Parpaglia, e la parrocchiale di san Giorgio megalo edificata in stile tardo-gotico a metà XVI secolo. L’aula è divisa in cinque campate, l’ultima, la capilla mayor, con volta stellare e gemme pendule. La facciata ha contrafforti che ‘disegnano’ una quinta scenografica, risaltata dalla scalinata. Il portale rievoca quello del San Pietro extra muros di Bosa. Il patrono si festeggia a fine aprile con un’ardia che si corre in piazza Maggiore. Il paese è legato strettamente alla tradizione equestre: il cavallo è protagonista anche, dal 1923, dell’evento per eccellenza, l’Ardia di san Costantino, prova di abilità e coraggio attorno alla chiesa neoromanico-bizantina di san Costantino imperatore, che rievoca la vittoria di Costantino contro Massenzio a Ponte Milvio (312 d.C.), ossia del cristianesimo sul paganesimo. In due riprese, il 6 e 7 luglio, su caddu ‘e punta, che personifica l’imperatore, protetto dalle scorte e seguito da circa cento cavalieri, compie tre giri intorno alla chiesa in senso antiorario e, dopo una sosta in atto di devozione, in senso opposto. Altra sfrenata corsa equestre è in onore di san Pietro, lungo l’impervia salita verso la chiesetta campestre del XV secolo, ricostruita nel XX. Da visitare anche la chiesa di santa Croce (XII secolo) e la cinquecentesca Madonna delle grazie, in periferia, caratterizzata da elementi gotico-aragonesi, decorazioni rinascimentali e statua lignea della Vergine. Nell’ex Convento degli agostiniani, è allestito il museo del cavallo: in dieci sale è rappresentato tutto il mondo equestre. Nella settecentesca chiesa del Convento, dedicata a sant’Antonio abate, si svolge a fine settembre una veglia notturna per la Madonna della salute. A settembre è tempo anche di Cantos in carrela, esibizioni itineranti de su cuncordu Planu de Murtas, coro del paese. Radicate usanze sono tessitura di lane e lini pregiati e arte della panificazione, con creazioni artistiche per le cerimonie.

Fertilità e abbondanza d’acqua hanno contribuito a insediamenti preistorici, prima nelle grotte: sa Rocca Boida, Tuvu ‘e Mare e su Guanu, dove sono state rinvenute anche ceramiche micenee. Vicino si trovano le sei domus de Janas di Cannas de Cheggia. Altri sei ipogei monocellulari sono scavati a Baragagna, altri con struttura più elaborata a Pischina Niedda. Più recenti sono il menhir di s’Olta ‘e sa Ide e due dolmen. L’età del Bronzo è documentata da 40 siti, tra cui spicca il nuraghe Alvu, vicino a cui sorgono le tombe di Giganti più interessanti del territorio. I reperti sono conservati nei musei G. A. Sanna a Sassari e archeologico di Padria.