“Quasi non credevo ai miei occhi, tanto tutto era simile all’Inghilterra, alle regioni brulle della Cornovaglia o alle alture del Derbyshire”. Sono le suggestioni descritte in Sea and Sardinia da David Herbert Lawrence al suo arrivo a Mandas (1921): “una stazione ferroviaria di smistamento – racconta lo scrittore inglese - dove questi trenini si fermano per una lunga e piacevole chiacchierata dopo l’ardua arrampicata sulle colline”. Oggi centro agropastorale di oltre duemila abitanti al confine tra Campidano e Barbagia, il borgo fu a lungo snodo della ferrovia a scartamento ridotto che da Cagliari conduceva nel Mandrolisai e in Ogliastra, oggi linea turistica del Trenino Verde: ripercorrerai panoramici tracciati sulle orme di Lawrence, tra colline coltivate, gole, pareti rocciose e la riva nordorientale del lago Mulargia. Da non perdere è il parco di Acqua Bona con la sua fonte medioevale. Il fertile territorio, passaggio obbligato per arrivare al centro dell’Isola, fu intensamente abitato in età nuragica, come testimoniano quasi 50 siti, tra cui spiccano la tomba di Giganti di s’Arruina de su Procu e il complesso di su Angiu, dove fu ritrovata una navicella in bronzo, esposta al museo Archeologico nazionale di Cagliari. Lo splendore di Mandas risale alla dominazione spagnola: nel 1614 re Filippo III elevò il paese a ducato, titolo - unico concesso dalla Corona nell’Isola - tenuto fino al 1838. Il centro conserva tracce del glorioso passato: vari palazzi nobiliari e borghesi. “Proseguiamo tra l’arenaria ed il granito”, consiglia Lawrence: ecco apparire il maestoso palazzo municipale ottocentesco e il compendio medioevale composto da chiesetta (duecentesca) e convento di sant’Antonio abate, che si affacciano su una strada romana (tratto della Kalaris-Ulbia), segno tangibile del passaggio romano. A pochi passi c’è il museo etnografico is Lollasa ‘e is Aiaiusu (le stanze dei nonni), dimora settecentesca memoria storica di Mandas. Una visita meritano anche il compendio seicentesco di san Cristoforo e san Francesco e la chiesa di santa Vitalia. L’edificio di culto più significativo è in periferia: la parrocchiale di san Giacomo, costruita tra 1585 e 1605 in stile gotico-catalano, conserva opere di intagliatori spagnoli e locali: un gruppo ligneo con Crocifisso, Madonna e san Giovanni, statue policrome seicentesche e vari altari lignei settecenteschi. Al secondo XVIII secolo risalgono i ‘marmi’: altare maggiore e fonte battesimale. All’uscita c’è sa perda de sa bregungia, antica gogna medievale. Alla celebrazioni di fine luglio del patrono è associata la sagra del formaggio, occasione per gustare le prelibatezze locali.