A 600 metri d’altitudine, ai margini della giara cui dà nome, Serri è nato, secondo tradizione, dalla fuga degli abitanti della vicina città romana di Biora per un’epidemia di peste. Il piccolo centro agropastorale ai confini del Sarcidano con la Trexenta, popolato da 650 abitanti, fa parte dei borghi autentici d’Italia grazie a natura, cultura, archeologia e prelibatezze culinarie. Dall’altopiano del paese ammirerai un panorama che va dal Gennargentu alle colline della Marmilla, sino alle coste sud-occidentali. La Giara di Serri, vicina e simile (in scala ridotta) alla Giara di Gesturi (Jara Manna), è una ‘fortezza’ racchiusa da boschi di lecci e querce secolari, roverelle e macchia mediterranea, ideale per escursioni a piedi, in bici o a cavallo. Alla natura lussureggiante si affiancano fertili campagne adibite a pascolo, da cui derivano ottimi formaggi, e coltivate a ortaggi, frutteti e vigneti, da cui provengono eccellenti vini. Carni e ottimo olio sono le basi delle ricette locali.

La giara è un ‘museo a cielo aperto’ che custodisce un ‘gioiello architettonico’ preistorico, il santuario di santa Vittoria, luogo-simbolo di religiosità e crocevia culturale e commerciale, dove osserverai l’evoluzione della civiltà nuragica. È costituito da quattro gruppi di edifici: l’area sacra con tempio a pozzo e tempio ‘ipetrale’ a due altari, cui è collegata la ‘capanna del sacerdote’; il grande ‘recinto delle feste’, area socio-commerciale, il gruppo del recinto del ‘doppio betilo’ e un quarto complesso, dove spiccano ‘recinto dei supplizi’ e ‘curia’, dove, forse, si riuniva l’assemblea federale dei capi. Dalle varie architetture sono venuti alla luce modellini di nuraghi-altari, protomi taurine, frammenti di armi, bracciali, anelli, asce e, soprattutto, statuine bronzee di grande maestria artigiana (dedicate come ex-voto) e altri oggetti che raccontano la vita quotidiana nuragica, esposti al museo archeologico nazionale di Cagliari. La sacralità si perpetuò in età bizantina: nel VII secolo d.C. qui sorse la chiesa di santa Maria della Vittoria, riedificata a opera dei monaci vittorini nell’XI-XII secolo, che ha dato nome all’area archeologica. Nella nicchia dell’altare è custodita una statua in legno policromo della santa, celebrata l’11 settembre. Il santuario è la massima espressione del patrimonio archeologico di Serri, che va dai nuraghi, tra cui s’Uraxi, a epoca medioevale.

Il centro storico del paese è costituito da antiche case rurali con ampi cortili e portoni ad arco. La vita della comunità è legata alle attività agropastorali e artigianali: panificazione, ricamo, cestini, intaglio del legno. Il nucleo originario del paese si sviluppò intorno alla parrocchiale di san Basilio magno, eretta intorno al 1100 in stile romanico-pisano, con richiami al culto bizantino. L’interno è impreziosito da un settecentesco altare maggiore in marmo e tre altari lignei seicenteschi in stile barocco. Il patrono è celebrato a fine agosto. Nella zona antica, accanto all’ex monte granatico (oggi centro culturale), sorge la piazza della chiesetta di sant’Antonio abate (1770), dove a metà gennaio si accende il falò in onore del santo. Pochi giorni dopo viene festeggiato san Sebastiano martire. Del santuario a lui dedicato restano i ruderi, accanto sono state rinvenute testimonianze romane. Sul versante orientale della Giara, attorno al santuario campestre di santa Lucia, sagrato e ampio piazzale, fin dai tempi remoti, ospitano a fine maggio la festa per la santa, cui è associata la fiera-mercato del bestiame.