Un caratteristico borgo agropastorale, un tempo enclave logudorese in Gallura, Comune più piccolo del nord-est dell’Isola: meno 800 abitanti che vivono in 22 fra frazioni e stazzi (stanziamenti rurali), alcuni distanti decine di chilometri dal centro. Bortigiadas si erge a 450 metri d’altitudine in mezzo a rilievi che sfiorano i mille metri, a controllo di un territorio che si distende a oriente del fiume Coghinas e di Tempio Pausania e presenta interessanti aspetti geologici. Non a caso ospita (dal 1984) il museo mineralogico, che espone 800 esemplari di minerali, che rappresentano 250 specie, provenienti in prevalenza dalla zona del borgo e anche da altri territori sardi. Fra i reperti, numerosi ‘pezzi’ unici nell’Isola. A proposito di geologia, da non perdere a punta Salizi le rocce modellate dal vento nei secoli in meravigliose sculture naturali, che spuntano tra macchia mediterranea e boschi di sughere e lecci, in mezzo a splendidi panorami.

Le prime tracce documentali sul centro abitato risalgono al XIV secolo col nome di Orticlada, che apparteneva alla diocesi di Civita (oggi Olbia). Altri testi della Corona d’Aragona citano Gortiglaca o Bortiglassa. La forma attuale Bortigiadas è attestata nel 1779. Oggi vi si parla il gallurese ma fino alla metà del XX secolo la lingua era il logudorese. L’economia è prevalentemente basata sulla lavorazione della terra, in particolare sulle viticoltura: è area di produzione del vermentino di Gallura. Intorno all’agricoltura gravitano allevamento, artigianato, silvicoltura e ricettività rurale. Il borgo è caratterizzato da strette stradine che si articolano attorno alla parrocchiale san Nicola di Bari, costruita nel 1607 con cantoni in granito a vista nella facciata e tetto a capanna. La volta interna a botte è sostenuta da tre arcate; vetrate artistiche decorano le finestre. Conserva un dipinto di fine Seicento: ‘san Nicola e san Lucifero difensori della divina Maternità’. La devozione locale è simboleggiata da altre sei chiese, tutte nel centro abitato, comprese Santa Croce del XVIII secolo (restaurata nel 1980) e chiesa del Carmelo in stile tipicamente gallurese (XVIII secolo), eccetto San Pancrazio, poco fuori dal paese, dove viene celebrata la festa più sentita dalla comunità, a fine settembre. Tra le feste ‘profane’, da non perdere il festival della birra a metà agosto.

La domu de Janas di Tisiennari, scavata nella roccia e formata da quattro camere decorate, è la testimonianza più antica del territorio, risalente al Neolitico recente (IV millennio a.C.). Una cella presenta tipologia architettonica a falsa porta sormontata da corna taurine. Secondo alcuni archeologi l’uomo avrebbe abitato Tisiennari sin dal Paleolitico Inferiore, 300 mila anni fa. Altre domus de Janas testimoniano insediamenti umani sulla sponda destra del Coghinas. All’età nuragica risale il complesso su Nuracu, vicino al paese. In epoca romana forse Bortigiadas gravitava lungo la strada da Olbia a Tibula, vicino all’attuale Castelsardo.