Ai piedi del promontorio su cui svetta la torre di Chia, eretta dagli spagnoli nel XVII secolo a difesa del litorale dalle incursioni dei pirati, affiorano dal mare a poco a poco rovine dalla storia antica della Sardegna. Fu inizialmente una mareggiata, negli anni Venti del XX secolo, a riportare alla luce tracce di una necropoli, negli anni successivi alcune campagne di scavo permisero di rivelare i ruderi di un’antica città, un patrimonio archeologico di inestimabile valore. Un tesoro dimenticato da secoli, contornato da una serie di spiagge da sogno, le ‘sette perle’ di Chia, rinomata località turistica che dà lustro al Comune di Domus de Maria.

Un’iscrizione neopunica scolpita in uno dei ruderi restituiti dal mare, identificato come edificio sacro, consegnò alla storia anche il nome del misterioso sito: Bithia. Oggi sappiamo che fu abitata per oltre un millennio, dall’VIII-VII secolo a.C. fino al VI d.C., sinché, durante le ultime fasi dell’impero romano, le ‘libere’ scorribande piratesche nel Mediterraneo occidentale costrinse i suoi abitanti a riparare verso l’entroterra. Sino ad allora, Bithia, sorta su un preesistente abitato nuragico, doveva essere un florido centro portuale, prima fenicio, poi punico, infine romano.

Le testimonianze architettoniche di quella che un tempo doveva essere una vivace città costiera sono parzialmente nascoste dalla vegetazione mediterranea, che ricopre le pendici del promontorio, dove probabilmente sorgeva l’abitato. A differenza di altre città fenicio-puniche, come Nora e Tharros, Bithia continua a celare molti segreti, perciò ricostruirne il tessuto urbano è complicato. Forse era composta da più agglomerati disposti attorno all’unica necropoli ai piedi dell’acropoli, che, secondo alcuni, sorgeva in cima al promontorio della torre. Più chiaramente, invece, potrai osservare i tracciati della cinta muraria e delle singole case. Misteriosa è anche l’area sacra e sepolcrale di età fenicia: secondo alcuni era un tophet, ovvero un santuario a cielo aperto contenente resti incinerati di neonati e fanciulli, riposti all'interno di urne in ceramica. Per il resto, gran parte dell’antica città è andata perduta, dei suoi tesori, alcuni hanno preso la via dell’estero, altri hanno trovato nuova collocazione nei musei sardi, come la statua del dio Bes, esposta al museo archeologico nazionale di Cagliari: alta più di un metro, realizzata in arenaria, rappresenta forse una divinità salvifica, cui fu associata l’iconografia della divinità egizia. La sua dimora originale, dove fu ritrovata anche l’iscrizione con il nome della città, è oggi probabilmente interrata all'interno di una proprietà privata, ma fu studiata nel corso delle campagne di scavo operate nel XX secolo e identificata come tempio di Bes.

Per immergenti nel profondo della storia di Bithia, potrai raggiungere il sito attraverso il sentiero, segnalato nell’Itinerario Antonino, che anticamente congiungeva il centro alla vicina città di Nora, oggi parco archeologico di Pula. Il punto di partenza è la piccola spiaggia in località Pinus Village, inoltrandoti, lungo alcuni tratti del percorso, noterai il basolato stradale in blocchi poligonali. Il panorama è spettacolare: camminerai a ridosso della foresta di is Cannoneris, costeggiando il litorale, con numerosi scorci su incantevoli calette e rilievi, alcuni, come il monte sa Guardia, raggiungibili da deviazioni sul sentiero. Fiancheggerai poi l’isolotto di su Cardulinu, collegato alla costa da una sottile striscia di sabbia, sul quale sono stati rinvenuti quello che forse era il tophet fenicio e un altro tempio punico. Infine, giungerai ai piedi della torre aragonese.