Adagiato su una piana nel cuore del Sulcis e noto come sa Baronia, Villaperuccio è un paese di poco più di mille abitanti divenuto Comune indipendente (da Santadi) nel 1979. L’attuale centro urbano nacque forse con l’arrivo di comunità monastiche tra XI e XII secolo. A simboleggiare la conformazione dei primi insediamenti è il medau o furriadroxiu (piccolo agglomerato rurale) di is Meddas, frazione del paese, che conserva la struttura originaria: una corte centrale su cui si affacciano basse case dei contadini e palazzotto del proprietario terriero. In paese sorge la parrocchiale della Madonna del Rosario, costruita nel 1913 grazie alla donazione di un ricco possidente. La patrona è celebrata a fine agosto. In campagna, a is Grazias, si erge il santuario della Madonna delle Grazie (XVI secolo), accanto alla quale sono stati rinvenuti resti di una necropoli romana. Nella chiesa campestre si festeggia a luglio, mentre a marzo c’è la sagra dell’arancio.

Il territorio di Villaperuccio si compone di una pianura alluvionale a sud e del semicerchio di colline di origine vulcanica che chiudono la piana a nord. Dai rilievi partono torrenti che confluiscono nel rio Mannu che a sua volta sfocia nel lago di monte Pranu. È una terra abitata dal Neolitico recente, come testimoniano tante eredità prenuragiche. A poco più di un chilometro dal lago c’è la necropoli a domus de Janas di Marchianna. Sull’altura di s’Arriorxu sorgono i resti di un villaggio della cultura di Ozieri (III millennio a. C.), cui faceva capo il maggior sepolcreto a domus de Janas del sud Sardegna, la necropoli di Montessu, che si apre sui fianchi meridionali del colle di sa Pranedda, a pochi chilometri dal paese, in uno splendido anfiteatro naturale. Presenta 40 sepolture di dimensioni e planimetrie varie, in gran parte pluricellulari (anticella, camera principale e celle secondarie). Gli ambienti sono precedute da vestiboli e presentano nicchiette e coppelle, gli ingressi erano chiusi da portelli. Si distinguono per monumentalità i due ipogei alle estremità dell’anfiteatro roccioso, cui si affiancano due domus significative sotto l’aspetto simbolico religioso (tombe-santuario): la ‘tomba delle spirali’, decorata con denti di lupo, protome taurina, numerose spirali simboleggianti occhi o seni della dea Madre, motivi a candelabro e falsa porta (‘passaggio per l’aldilà’); e la ‘tomba delle corna’, dove sono scolpite corna di varia foggia, alludenti al dio Toro. Il sito fu usato per un millennio sino a eneolitico recente e Bronzo antico (2400-1600 a.C.). Non lontano dalla necropoli, ammirerai due imponenti perdas fittas: in località su Terrazzu, il menhir di Luxia Arrabiosa - protagonista di leggende popolari - e un altro menhir alto sei metri sulla sommità del monte Narcao. Altri menhir, in trachite o granito, sono a is Perdas croccadas, is Pireddas, is Melonis, Bacc’e Fraus, is Faddas e is Cotzas. Dell’età del Bronzo restano i ruderi di 40 piccoli o medi nuraghi e una capanna nuragica in paese, vicino al palazzo comunale.