Si innalza possente col caratteristico colore rosso-ocra della roccia lavica di cui è costituita. La vedrai imponente davanti a te, con il grande campanile a vela poggiato su una struttura a navata unica e pianta rettangolare. È la chiesa di san Pietro, che si trova nel paesino di Zuri, frazione di Ghilarza, nel territorio storico del Barigadu. Chiesa e villaggio nascondono una storia nella storia, avvolta da un alone di mistero. Sorgevano dove oggi c’è il più importante invaso artificiale sardo, il lago Omodeo, realizzato a partire dal 1924, grazie allo sbarramento del fiume Tirso, e oggi splendido sito paesaggistico da esplorare in canoa. L’edificio sacro è stato smontato e ricostruito concio per concio a monte del lago, insieme alle nuove abitazioni del villaggio, mentre il ‘vecchio Zuri’ giace sott’acqua, salvo riapparire nei periodi più siccitosi.

Il lago fa da incantevole sfondo alla San Pietro odierna: un’opera di ingegneria, frutto di ristrutturazioni operate con cura nel corso dei secoli fino al suo più grande caratteristico restauro in epoca contemporanea. Tutto parte nel XII secolo, a quando si fa risalire la prima costruzione. Nata forse come cappella di un’abbazia benedettina femminile, fu profondamente ristrutturata nel XIII secolo per opera della badessa Sardigna de Lacon, come si legge nell’epigrafe della facciata, che riporta anche la data di consacrazione: 1291.

Ma la chiesa ha anche altre vite, perché subì numerosi interventi: nel 1368 un rifacimento in stile gotico, nel 1504 una risistemazione a seguito di un crollo e nel XIX secolo, quando subì altri due restauri. Il momento più particolare è legato all’età contemporanea: fu oggetto di un ‘esperimento’, che in archeologia e architettura è detto anastilosi, la tecnica con la quale si rimettono insieme, pezzo per pezzo, gli elementi originali di una costruzione distrutta. La chiesa fu trasferita per non essere sommersa dal bacino dell’Omodeo. Si tratta della maggiore opera di ingegneria architettonica di inizio XX secolo. L’edificio tornò a vivere dopo soli 28 giorni, esattamente dove oggi potrai ammirarla in tutta la sua possanza.

Nel territorio di Ghilarza, oltre a varie testimonianze prenuragiche, nuragiche fenicio-puniche, romane e bizantine, sono imperdibili altri due santuari: la chiesa di san Palmerio e il villaggio di san Serafino, caratterizzato da sas cumbessias. In paese, invece, non mancare una visita alla casa-museo di Antonio Gramsci.