Si adagia sull’altopiano di Abbasanta, con vista panoramica su lago Omodeo e vallata di Chenale, colorata da boschi di roveri, querce, macchia mediterranea e orchidee, attraversata da sentieri e irrorata da sorgenti ‘curative’. Norbello è un centro di mille e 200 abitanti del Guilcier, territorio storico erede di una delle curatorie del giudicato d’Arborea, oggi confine fra province di Oristano e Nuoro. Un paese in continua espansione e di impronta agropastorale: vi si allevano anche cavalli anglo-arabo-sardi. Natura, vivacità culturale, tradizione tessile ed enogastronomica gli sono valse l’ingresso tra i borghi autentici d’Italia. L’architettura urbana è suggestiva: vie e piazze, arricchite da monumenti, sono pavimentate col basalto. Anche le facciate di case e botteghe sono in pietra scura con balconi ornati da gerani. In mezzo al paese spicca la chiesa di santa Maria della Mercede, costruita in stile romanico a fine XII secolo su una necropoli altomedioevale (VI-VII). All’interno compaiono dieci croci in minio rosso e scritte graffite nell’intonaco: si tratta, con ogni probabilità, di croci di consacrazione di simbologia templare che tramandano i nomi dei due committenti, Barisone e Dorgotorio, cavalieri dell’ordine di Gerusalemme. Forse coevo alla ‘Mercede’, le cui celebrazioni sono il 24 settembre, è l’impianto romanico della parrocchiale dei santi Quirico e Giulitta. Successivi lavori ne hanno modificato l’assetto originario. La festa dei due patroni è a metà luglio. Interessante la chiesa di san Giovanni battista: una pergamena ne attesta l’esistenza nel 1265.

Il borgo, detto Norgillo, poi Nurghillu, infine Norghiddo (da cui l’italiano Norbello) è da sempre legato alla frazione Domusnovas Canales, che si articola attorno alla chiesa di san Giorgio. Tanti i villaggi medioevali attestati nel territorio, tra cui uno dei più importanti era forse Sella, sviluppatosi attorno alla chiesa di santa Vittoria. Vicino ci sono le possibili fondamenta e i ruderi di ambienti erroneamente indicati come castel di Sella: presumibilmente era un torrione d’avvistamento del giudicato d’Arborea.

Nel vicino santuario di san Giuliano si trova un antico pozzo legato ai ‘miracoli’ del santo. A otto chilometri dal borgo ecco la chiesa di sant’Ignazio da Laconi, prima consacrata al frate cappuccino (1951). Attorno una borgata di muristenes, alloggi dei pellegrini per la festa di metà settembre. Il calendario di eventi, in cui degusterai prelibati formaggi, salumi e dolci, si apre a gennaio con i fuochi di sant’Antonio abate e si chiude a settembre con la sagra della vendemmia antica.

Ricco il patrimonio archeologico, in parte custodito nell’antiquarium del paese. Al Neolitico risalgono dolmen, due villaggi e quattro necropoli a domus de Janas, fra cui Sunu Marras, all’età del Bronzo trenta nuraghi: ben conservati sono i complessi Sirboniga e Suei e i monotorre Ruiu e Perdu Cossu. Particolare è sa Codina ‘e s’Ispreddosu, nuraghe mai concluso, luogo di culto nell’età del Ferro. Insieme ai nuraghi undici tombe di Giganti e sei fonti sacre, tra cui Ampridorzos. Una rarità sono 17 siti che hanno restituito urne cinerarie punico-romane. Da non perdere in paese è il museo dell’immagine e del design interattivo (Midi), che racconta nascita e storia del fumetto con l’esposizione di quasi 5000 fumetti.