Tanto piccola quanto affascinante ed enigmatica. La chiesetta di Santa Maria della Mercede è una delle chiese romaniche sarde che più conservano un alone di mistero. Sorge in una ‘conca’ circondata da alberi alla periferia di Norbello, borgo del Guilcer che assunse particolare rilevanza in età giudicale. La sua origine si lega alla chiesa di Santa Maria di Bonarcado, infatti la sua prima menzione documentale – con il nome di Santa Maria di Norgillo - è contenuta nel condaghe relativo alla ‘chiesa nuova’ bonarcadese. Inoltre, alcune similitudini stilistiche e le tipologie di materiale usato - trachite e basalto - fanno ipotizzare una costruzione a opera delle stesse maestranze, avvenuta forse nella seconda metà del XII secolo.

L’edificio si imposta sui resti di una necropoli bizantina del VI-VII secolo, sfruttandone alcune parti in muratura. La struttura è a pianta longitudinale, mononavata, con abside a nord-est e copertura in legno. La facciata è semplice, con portale architravato e arco di scarico a sesto rialzato. Ciò che rende famosa, intrigante e oggetto di dibattito la chiesa, è conservato dentro: le pareti ospitano una serie di dieci croci clipeate in minio rosso, cinque per lato, tra le quali trovano posto iscrizioni e raffigurazioni simboliche. Le croci sono a forma latina e presentano nella parte inferiore un ardiglione, ovvero una punta di spada. La simbologia rimanderebbe all’ordine dei cavalieri templari, le cui vicende avvenute nell’Isola sono da decenni fonte di discussione. Tra le figure compaiono asinelli, pesci, cavalieri ed elementi che sembrano disposti in maniera organica, alludendo a un percorso di penitenza e purificazione. Tra i nomi citati nelle iscrizioni figurerebbero quelli di Barisone e Dorgotorio Pinna. Il primo è menzionato nel condaghe di Bonarcado in un atto del 1229; nello stesso atto è riportato anche Dorgotori de Sogos, curatore di Norghillos, ma se si tratti della stessa persona rimane a tutt’oggi in dubbio. Si ipotizza che i due personaggi possano essere stati i committenti della costruzione - o restaurazione - e consacrazione della chiesa, posseduta o usata dai templari in ogni caso non oltre gli inizi del XIV secolo. Secondo altri, però, la mancanza di fonti riguardanti i possedimenti dell’ordine in Sardegna impedisce un’attribuzione certa. Misterioso è anche il motivo per cui esse furono coperte da uno strato di intonaco, ciò che è certo è che l'attuale intitolazione della chiesa risale agli anni attorno al 1770, grazie a un padre mercedario appartenente alla famiglia che ne acquisì la proprietà a inizio XVIII secolo.

Oltre a Santa Maria della Mercede, a Norbello – e nei suoi dintorni – meritano una visita la parrocchiale dei santi Quirico e Giuditta, anch’essa di origine romanica, l’antiquarium, dove sono custodite varie testimonianze preistoriche del territorio, e la frazione di Domusnovas Canales, vicino alla quale sorgeva il villaggio medievale di Sella. Qui potrai ancora individuare i resti della chiesa di Santa Vittoria e di un torrione di avvistamento di età giudicale.