Si adagia a 300 metri d’altezza sul versante occidentale del monte Arci, il più grande giacimento sardo di ossidiana, che lo incornicia coi suoi boschi e interrompe bruscamente una scenografia fatta di morbidi rilievi collinari, fra cui su Ventosu. Pau è un piccolo paese, di poco più di 300 abitanti, dell’alta Marmilla, territorio fertile e ricco di corsi d’acqua, dove si coltivano cereali, legumi, frutteti e vigneti. L’origine è forse romana, come testimoniano ritrovamenti di embrici, vasi, monete e tracce di antiche costruzioni in varie località, tra cui sa Telluri. Il nome stesso deriverebbe dal latino pagus (villaggio). Alla preistoria risalgono tre nuraghi, uno monotorre, su Castiu o Spadua, e due complessi, nelle località Arruinas e punta su Nuraxi. Oggi il borgo è articolato in una rete di strade su cui si affacciano antiche case in pietra. Al centro la parrocchiale di san Giorgio martire, in campagna la chiesetta di santa Prisca martire, celebrata a inizio settembre.

Il territorio montano di Pau fa parte del parco del monte Arci, coperto da un ‘abito verde’ che riveste i suoi condotti vulcanici culminanti in tre punte simili a un treppiede. Nel massiccio ci sono almeno tre colate distinte di ossidiana da cui derivano una decina di siti di raccolta e un centinaio di centri di lavorazione. Il minerale, raro nel Mediterraneo e usato per costruire armi e utensili, è stato a partire dal VI millennio a.C. grande attrazione per popoli che giungevano in questa parte nell’Isola ad approvvigionarsene. Il generale Alberto La Marmora nel suo ‘Itinerario’ (XIX secolo), affermò di non aver visto altrove tale quantità di pietra nera e lucente. Alcuni giacimenti e insediamenti ricadono nel territorio di Pau, in particolare la vasta area di estrazione e trasformazione del canale di Sennixeddu, che ha restituito grandi concentrazioni di ossidiana e prodotti di scheggiatura. A poche centinaia di metri, a su Forru de Sinzurreddus, forse c’era un insediamento prenuragico.

Sentieri tra lecci, roverelle e macchia mediterranea, popolati da cervi e daini (reintrodotti) e sorvolati da rari rapaci, ti permetteranno di scoprire gli aspetti più nascosti del massiccio dell’Arci. Famoso è il sentiero corvino (nero), ripido e con grandi cumuli di ossidiana. Potrai intraprendere il percorso, accompagnato da guide, direttamente dal museo dell’ossidiana, in periferia del paese. All’interno di un luogo unico nel suo genere, dove sono esposte riproduzioni di antichi utensili e le opere dello scultore Karmine Piras, scoprirai la storia plurimillenaria dell’‘oro nero’ preistorico. Nel centro storico, visiterai laboratori dedicati alla creazione di gioielli di ossidiana e metalli preziosi e ammirerai le sculture contemporanee ricavate da grandi blocchi scuri, in particolare due nella piazza del municipio.