Fluminimaggiore nacque nel 1704, a seguito di un atto di vassallaggio. I suoi abitanti di allora scelsero di sfruttare al massimo la loro principale risorsa naturale, il rio Mannu, costruendo mulini lungo il suo corso: nella seconda metà del XIX secolo se ne contano ben 21! Uno di essi, costruito già a metà del Settecento, vive oggi un nuova vita, è il mulino Licheri, divenuto sede del museo etnografico allestito dal Comune di Flumini, con la collaborazione della popolazione. Le sue macine sono ancora perfettamente funzionanti, nonostante siano passati quasi tre secoli dalla realizzazione, 270 anni raccontati dall’esposizione allestita al suo interno, dove entrerai in contatto con i mestieri antichi e con le usanze legate al ciclo di vita agropastorale.

Per giungere al mulino, attraverserai un ponticello di legno: la struttura esterna è suddivisa in tre parti con muratura in ladiri (mattoni di fango e paglia) e copertura in canne. Nel cortile sono esposti aratri, erpici e una ruota di frantoio per le olive. Sotto l’edificio principale, all’interno di due nicchie, si muovevano le ruote idrauliche che azionavano (e si azionano tuttora) le due macine. L’esposizione museale interna si compone di dieci ambienti: ammirerai strumenti per vinificazione e produzione d’olio, con un torchio in legno di castagno; una stanza dedicata a fabbri e maniscalchi; un forno per il pane e attrezzi per preparare il formaggio; una sala per la tessitura e alcune stanze ricostruite come ambienti domestici, cucine e camere da letto. Le sale 3 e 4 ‘raccontano’ la macinazione, partendo da reperti nuragici per arrivare a un mulino elettrico degli anni Trenta del XX secolo. Ti resterà impresso il grosso silos realizzato con l’intreccio di canne, destinato a contenere cereali. La macina è formata da due pietre basaltiche sovrapposte: quella inferiore, su koru, è fissa, mentre quella superiore, la tunica, gira in quanto collegata alla ruota idraulica messa in moto dalla corrente del fiume. Alle pareti sono appesi strumenti usati dalle massaie per setacciare la farina, il buratto e il telaio di legno. L’ultima sala ospita un carro a buoi e un calesse di fine XIX secolo. Non manca l’interazione con i bambini: potranno sperimentare vari utensili e scoprire i giocattoli del passato.

A proposito di attività del passato, tra rigogliosi boschi, spunta un rudere dell’epopea mineraria, il villaggio ‘fantasma’ di Malacalzetta. Fluminimaggiore non è solo archeologia industriale, ma anche punica e romana, grazie al tempio di Antas, uno dei monumenti più rappresentativi dell’Antichità isolana, che si erge in una verdissima valle. Poi c’è un capolavoro della natura: a cinque chilometri dal paese sorge l’incanto delle grotte di su Mannau, con sale costellate di stalattiti e stalagmiti dalle svariate forme e impreziosite da laghetti. Infine il mare: la spiaggia di Portixeddu con la sua borgata marina sono l’altra grande attrazione fluminese.