Il sito presenta un allineamento di menhir "protoantropomorfi", evidenziati in superficie dai lavori agricoli. I monoliti, in numero di 7, alti fra i metri 1,25 e 2,23, lavorati a martellina ma privi di figurazioni, presentano slanciato profilo a faccia piana e dorso convesso. Sei di essi, distanti tra loro rispettivamente m 79, m 2,50, m 5,30, m 6,50, sono disposti in asse da NNE a SSO. il settimo, spostato verso O e compreso in origine fra i primi due, è scivolato a valle forse a causa dei lavori agricoli. In superficie si raccolgono sporadiche schegge di ossidiana. A circa 200 metri a E dell'allineamento, ad una quota poco più alta, sulla propaggine N del Conca Zerfalìu, si trova l'omonimo dolmen a galleria ("allée converte"). Il monumento, ora a cielo aperto, ubicato in prossimità di un vecchio ovile, era utilizzato dai pastori come rifugio per piccoli animali. A S, in prossimità dell'ingresso, ancora interrato e poco visibile, emerge una larga pietra fitta in trachite alta poco più di un metro. Il corpo tombale del dolmen, disposto lungo l'asse NS, lungo circa m 9, è delimitato da lastre ortostatiche infisse a coltello disposte su due file parallele, alte circa m 1,50. la testata è costituita da un grosso masso naturale con superficie interna lisciata. La larghezza del corridoio passa da m 1,60 all'ingresso a m 2,10 sul fondo. Una lastra su cui si apriva il portello d'accesso, ed i cui resti si trovano ancora "in situ", separava la zona d'ingresso dalla cella funeraria vera e propria. Il monumento, causa antiche profanazioni, risulta, come già detto, privo di copertura. Lo scavo ha restituito scarsi resti scheletrici. numerosi invece gli elementi dei corredi funerari che evidenziano fasi eneolitiche assimilabili alle culture di Filigosa e Abealzu. Ricordiamo le numerose punte di freccia in ossidiana con corpo triangolare peduncolato e con ritocco coprente bifacciale, alcuni elementi metallici, quali anellini piatti o di sezione tonda, spiraline in argento e piccoli frustoli di piombo metallico. Tra il materiale ceramico, oltre a pochi frammenti decorati di tipologia Ozieri da riferire, probabilmente, alla prima frequentazione (inquadrabile dunque nel Neolitico finale, 3200-2800 a.C.), bisogna segnalare il rinvenimento di numerosi vasi a collo lungo, tripodi, olle, che orientano verso tipologie eneolitiche. Storia degli scavi Il dolmen è stato scavato nel 1982 da Enrico Atzeni. Bibliografia E. Atzeni, "Menhirs antropomorfi e statue-menhirs della Sardegna", in [i]Annali del Museo civico della Spezia[/i], II, 1979-80, pp. 9-64, figg. 1-8, tavv. I-XIX. E. Atzeni, "Laconi", in [i]Rivista di scienze preistoriche[/i], XXXVII, 1-2, 1982, pp. 336-337. E. Atzeni, [i]La scoperta delle statue-menhirs. Trent'anni di ricerche archeologiche nel territorio di Laconi[/i], Cagliari, Cuec, 2004.