L'edificio è costituito da una torre centrale e da un bastione quadrilobato. intorno si estende il villaggio per una superficie di circa 2,5 ettari. L'altezza massima residua del mastio è di circa m 12-13. Il monumento rivela diverse fasi strutturali: il mastio, due delle quattro torri perimetrali (E, F) e le cortine murarie E e N, sono costruite con blocchi di scisto disposti in assetto sub-filarico. le altre due torri C e D e le relative cortine S e O sono costruite con blocchi di porfido disposti in tecnica poligonale. A ridosso delle cortine murarie sono stati rinvenuti numerosi mensoloni e altri in trachite perfettamente lavorati appartenenti alle parti alte del monumento. Di particolare interesse lo scavo di una delle strutture ubicate sulla sommità del quadrilobato, tra il mastio e la cortina N: il cosiddetto ambiente I. Privo della originaria copertura a "tholos", pavimentato con un vespaio di lastre e argilla battuta concotta, esso presenta un bancone ed un focolare costruito con pietre di trachite. Ha restituito un'interessante sequenza stratigrafica utile a definire le fasi cronologiche del monumento. Allo stato attuale delle ricerche si può ritenere che il primitivo insediamento, probabilmente costituito da un villaggio di capanne, risalga al XVI-XV sec. a.C. Nel XIV-XIII sec. a.C. furono edificati in scisto il mastio e il quadrilobato con ingresso nella cortina E. Nel XII sec. a.C., le torri e le cortine del settore S ed O furono ricostruite con blocchi di porfido, mentre venne aperto un nuovo ingresso nella cortina O e il mastio fu interessato da un vistoso restauro. Il nuovo ingresso immetteva in un vano che permetteva sia di entrare nella torre S-O, sia di salire - tramite una scala - in un cortiletto sopraelevato. Questo era pavimentato con un lastricato di pietre di scisto, sfoglie di sughero e uno spesso battuto di argilla concotta. sul cortiletto si apriva l'ingresso al primo piano della torre centrale, perfettamente conservato eccetto che negli ultimi blocchi che chiudevano la "tholos". Il piano inferiore era forse raggiungibile dalla torre N-O, attualmente ingombra di crolli. Sempre dal cortile, tramite una stretta scala, era anche possibile scendere nella torre S-E. Area archeologica del Nolza Vedi la pianta e le sezioni del monumento Storia degli scavi Descritto con abbondanza di dettagli dall'Angius nel 1842, il monumento è stato interessato da sette campagne di scavo, susseguitesi quasi senza interruzione, a partire dal 1994. Gli scavi del 1998 sono stati diretti da Mauro Perra. Bibliografia M. Sequi, [i]Nuraghi. Modo per conoscere 90 grandi torri megalitiche della Sardegna[/i], Como, 1985, p. 54. G. Lilliu, "Meana dalle origini all'alto medioevo", in [i]Meana. Matrici e tradizioni[/i], Cagliari, 1989. M. Perra-T. Cossu, “Meana Sardo (Nuoro). Località Su Pranu”, in [i]Bollettino di Archeologia[/i], 43-45, 1997, pp. 247-253. T. Cossu-M. Perra, "Two contexts of the Bronze Age in the nuraghe Nolza of Meana Sardo (NU)", in [i]Papers of the EAA Third Annual Meeting at Ravenna 1997[/i]. BAR International Series 719, Oxford, 1998, pp. 97-109. M. Perra, "Reperti del Bronzo Finale dal nuraghe Nolza di Meana Sardo (Nuoro)", in [i]Etruria e Sardegna Centro Settentrionale tra l'Età del Bronzo Finale e l'Arcaismo[/i], Atti del XXI Convegno di studi Etruschi ed Italici (Sassari-Alghero-Oristano Torralba, 13-17 ottobre 1998), Roma, 2002 pp. 515-522.