Lontano e quasi inaccessibile, a riguardo poche notizie storiche, quasi non fosse mai esistito, in compenso un’infinità di racconti fantasiosi: il castello di Medusa è una misteriosa rocca, circondata da colli solitari, gole e dirupi, in uno scenario impervio dove nidificano i falchi, intervallato da torrenti e boschi secolari, domus de Janas e nuraghi. Si arrampica sul colle sa Conca ‘e su Casteddu, a picco sulla gola scoscesa formata dal riu Araxisi, chiusa da pareti calcaree, coperte di verde e forate da grotte. Ricade nel territorio di Samugheo, a eguale distanza dal ‘borgo dei tappeti’ e da Asuni, nel cuore del Mandrolisai. Un castello ‘anomalo’, costruito a fondo valle, quasi a volersi nascondere, posto a controllo dei flussi dalle aree pianeggianti ‘romanizzate’ vicine a Forum Traiani ai rilievi della Barbaria, abitati da popoli ribelli. Un tempo l’unica via di transito per le Barbagie passava ai piedi della fortezza, oggi raggiungibile attraverso una strada asfaltata e stretta che permette di arrivare a 500 metri. Poi proseguirai a piedi (o in fuoristrada) su sentieri che si inoltrano nel bosco fin davanti alla fortezza. Nacque nel ‘basso’ impero (IV-V secolo d.C.) come castrum bizantino, poi subì altri due interventi costruttivi, nel VI e nel VII-VIII secolo. Complesso rettangolare, cortine occidentali e due torri, una dotata di cisterna, sono riconducibili alle prime fasi realizzative. Le cortine a est sono state realizzate tra X e XII secolo, quando divenne castello di frontiera fra giudicati. In origine le mura cingevano circa 540 metri quadri, oggi restano ruderi ‘compenetrati’ da folta vegetazione. La prima menzione è forse in un documento del 1189 - si parla di un castrum Asonis ceduto dal giudice d’Arborea a Genova -, poi nel 1389 fu restaurato dalla giudicessa Eleonora. Fu chiamato ‘di Medusa’ solo dopo il 1480 ed era noto anche come ‘di Giorgia’. Medusa è per la Sardegna un’antica divinità pagana. Della sua ‘casa’ parla lo Spano nel Bullettino archeologico (1860) descrivendola come dimora di spettri e demoni, parla di muri spessi due metri, della torre risparmiata dai cercatori d’oro, di antri e stanze scavate nella roccia. Nelle leggende è un luogo incantato e pieno di tesori, fatto costruire da Phorco, venuto dall’Africa e proclamatosi re di Sardegna. Alla sua morte (253 d.C.), sua figlia, la principessa Medusa ne prese il posto per 28 anni: donna intelligente e guerriera, la più bella dell’Isola, nonché jana, capace di magie. Morì combattendo per mano di Perseo. Lasciò al diavolo castello e tesori, protetti dalle anime di chi li aveva custoditi i quali muterebbero in massi all’arrivo di chiunque. Le ricchezze del castello ritornano spesso nei racconti, per esempio in un episodio a metà fra storia e fantasia di metà XIX secolo: un bandito di Asuni, Perseu (guarda caso!), condannato a sette anni nel carcere di Genova, raccontò che durante la latitanza, rifugiatosi nel castello, si era ritrovato in una sala meravigliosa con gioielli, armi e oggetti di valore. Ottenne il permesso di tornarci per ritrovarla in cambio della grazia. Portato in Sardegna, non trovò nessuna sala né tesoro, che però nelle credenze popolari, esiste davvero: è protetto dalle letali mosche magheddas, rinchiuse nel forziere. In altre ‘cronache’ tardomedievali, Medusa si confonde con altri misteriosi personaggi popolari Maria Cantada e Luxia Arrabiosa.