Cinto da dolci colline, Maracalagonis è un centro di ottomila abitanti che si distende nella parte sud-orientale del Campidano, distante 15 chilometri dal capoluogo isolano, rinomato per i dolci artigianali, la cestineria e i costumi sardi in broccato. Il suo territorio, incorniciato dai monti di Punta Serpeddì e dell’oasi dei Sette Fratelli, arriva fino alle località turistiche costiere di Geremeas e Torre delle Stelle. Una terra abitata fin dalla preistoria (III millennio a.C.), come testimoniano la necropoli eneolitica di Cuccuru Craboni, il villaggio prenuragico di Cann’e Sisa e i resti di vari nuraghi, poi frequentata da fenici e punici. Oltre ai resti di un tempio punico, sono state ritrovate due statue in arenaria del dio Bes, custodite al museo Archeologico nazionale di Cagliari. Nel Medioevo nell’attuale area del paese sorgevano vari villaggi, tra cui Mara e Calagonis, appartenenti al giudicato di Calari. Dal 1416, in epoca aragonese, l’unione delle due località diede vita al centro con il nome di Mara de Calagonis.

Maracalagonis vanta oggi una serie di incantevoli spiagge della parte orientale del golfo degli Angeli, lungo la strada panoramica da Cagliari a Villasimius. Paradisi di sabbia chiara e mare azzurro, contornati da colline verdi, distanti circa 25 chilometri dal centro abitato. Nella località di Geremeas, condivisa con Quartu Sant’Elena, nel cui territorio rientrano gli arenili di Kala ‘e Moru e Marongiu, la spiaggia di Mara è Baccu Mandara, con sabbia color oro e morbida che si immerge nelle tonalità verdi e turchesi del mare. Proseguendo sulla litoranea incontrerai un’altra famosa località marese: Torre delle Stelle, con due spiagge mozzafiato Cann’e Sisa e Genn’e Mari, separate da un promontorio punteggiato di ville e strutture turistiche, che d’estate diventano un vero e proprio paese.

Il patrono di Mara è santo Stefano, nato nell’82 d.C., sotto l’imperatore Traiano, e morto martire, trafitto con un chiodo in testa. Nella parrocchiale a lui consacrata nel 1925 sono conservate le reliquie: il teschio col chiodo in una teca e altre ossa dentro il suo simulacro sotto l’altare maggiore. In centro merita una visita anche la chiesa della Vergine degli Angeli, in stile romanico, consacrata nel 1237 e rimaneggiata nei secoli successivi. Attorno al paese sorgono le chiese campestri di san Basilio e di san Gregorio.