In origine frazione di Perfugas Nasce nel 1988 dallo ‘scorporo’ del territorio di quattro paesi. Erula è un paesino di circa 800 abitanti all’interno dell’Anglona, nato nel XIX secolo da una cinquantina di famiglie di allevatori galluresi, provenienti da Aggius, Bortigiadas e Tempio Pausania, che hanno importato tradizioni e varietà dialettale. Si stabilirono a su Sassu, un tempo foresta popolata anche da cervi, daini e rare specie di volatili. Un’origine da rintracciare forse nell’usuale transumanza invernale dei pastori. Le prime case furono costruite nel rione su Nuraghe. Il centro urbano è sparso, tipico degli stazzi galluresi, ed esteso sulla via principale. Si è formato a partire dalla chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore (1932). Nella sua parrocchia sono comprese antiche chiesette campestri, in particolare santa Vittoria di su Sassu, opera in stile romanico, da attribuire forse ai vittorini di Marsiglia. La chiesa- che ricade nel territorio di Perfugas ma è legata al Sacro Cuore erulese - è del 1120, datazione fornita da pergamene giunteci integre, che rappresentano il documento più antico sulle chiese sarde.

Il territorio di Erula fu frequentato fin dal Neolitico, come testimoniano domus de Janas vicino al paese. L’altipiano boscoso e ricco di sorgenti fu favorevole per l’insediamento nuragico, come dimostrano i resti dei nuraghi Erula, in cima a un’altura, attorno a cui sorse il primo nucleo del villaggio medioevale, Pubattu, sa Toa (o Poligosu) e l’incompleto Nuragheddu, intorno a cui sono sparsi numerosi macigni, utili per lo studio dell’architettura nuragica. Su un rilievo sta il nuraghe Spiene, noto per il ritrovamento (1925) di una navicella votiva con protome cervina, uno dei reperti più pregiati e importanti mai rinvenuti in Sardegna, conservato nel museo archeologico nazionale di Cagliari. Mentre nel nuraghe Sotgiu giacevano cocci di anfore, vasellame e monete romane. Un pugnale votivo a elsa gammata, scoperto in paese, è conservato nel museo archeologico di Perfugas. L’altipiano fu interessato anche da traffici commerciali cartaginesi: a testimoniarlo un piccolo forziere di monete puniche, raffiguranti le dee Tanit e Kore. Quanto all’età romana, furono ritrovate grosse giare contenenti monete variamente datate dalla dinastia Giulio-Claudia agli imperatori Antonini. Di rilievo anche la scoperta del miliare indicante il centottantesimo miglio della strada Tibula-Carales.