Il nome del paese è evocativo dello spettacolo di cui godrai dall’alto del suo castello. Chiaramonti si inerpica in una collina tra le valli di due torrenti. Secondo tradizione, il centro fu fondato dai superstiti di pestilenze che colpirono le ville di Orria Manna e Pizzinna (granaio grande e piccolo). Nella parte alta del paese ci sono i resti del castello dei Doria, fortezza medioevale a difesa dei possedimenti liguri in Anglona. Domina tutta la vallata e controlla i centri vicini di un territorio abitato sin dalla preistoria. Il notevole patrimonio archeologico è un’attrazione di Chiaramonti: circa venti domus de Janas, tra cui la necropoli di su Murrone, oltre cento nuraghi, tra cui le fortezze di punta ‘e s’Arroccu o Elighia e tombe dei Giganti.

Il borgo, abitato da 1800 residenti, è famoso per i manufatti tessili: ricami e tappeti venivano ottenuti con la tecnica a pibiones (a grani), in lana sarda con ordito in cotone, realizzati con telai orizzontali e caratterizzati da varietà di colori e temi geometrici. All’interno del centro storico c’è la chiesa del Carmelo, risalente al XVI secolo, che ospita un altare maggiore ligneo e un dipinto settecentesco. La chiesa parrocchiale di san Matteo (del 1888), patrono festeggiato a metà settembre con celebrazioni religiose e manifestazioni folk, musicali ed enogastronomiche. A occidente della chiesa di santa Maria Maddalena, nella campagna de Orria Pitzinna, c’è la chiesa di santa Giusta, la cui prima testimonianza è in un documento del 1205. L’edificio subì vari rifacimenti nel corso dei secoli: ha pianta rettangolare a navata unica, con presbiterio rialzato, sotto il quale sgorga una sorgente perenne. La chiesa, non a caso, è detta anche de s’Abba (dell’acqua): la vedrai attraverso una finestrella nei gradini dell’altare di marmo, realizzato dallo scultore Giuseppe Sartorio nel 1895, l’acqua scorre sotto il pavimento fin fuori dalla chiesa. La persuasione che la fonte avesse proprietà curative ha reso la chiesa centro di devozione popolare, con pellegrinaggi e centinaia di ex voto al suo interno. Non passano inosservati, murati in una parete, quattro teschi che, secondo tradizione, sarebbero degli schiavi che seppellirono il tesoro della principessa Giusta. Lei stessa poi li fece uccidere. La leggenda del tesoro nascosto ha provocato nei secoli deturpamenti all’edificio. All'interno si trova anche una reliquia attribuita alla santa, attorno, rovine di cumbessias (alloggi per pellegrini). La festa campestre in onore di della santa richiama tutta la popolazione dell’Anglona, accompagnata dall’intonazione dei gosos.